Cinque giovani pittori all’Officina 468: l’arte che facciamo non è un reality

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In una ex fabbrica degli anni Cinquanta nasce un nuovo spazio espositivo: l’Officina 468. In realtà è più corretto parlare di “ri-apertura” per la struttura di via della Lega Lombarda, che in passato è stata atelier e show room di moda con spazi dedicati all’arte.

Ora, grazie all’impegno della giovane Sofia Francesca Micciché, curatrice e critica d’arte, Officina 468 diventa galleria a tutto tondo e inaugura la sua nuova vita con l’esposizione “Surreality Show”, mostra di pittura a cura della stessa Micciché e di Julie Kogler, che ospita cinque giovani artisti esponenti della nuova scena figurativa: Elio Varuna, Jonathan Panacciò, Cristiano carotti, El Gato Chimney e Alessandro Calizza. Dalle loro tele escono mondi fantastici, onirici e molto pop, rabbiosi e pieni di inventiva, che costringono lo spettatore a osservare e capire, sottraendolo alla condizioni di passività in cui la televisione dominata dalla cultura del reality show lo ha costretto.

Il Pop Surrealism ormai è una tendenza europea e Julie Kogler ne è una pioniera. «I racconti e le vicissitudini riportati nei reality show non riflettono che la perdita della capacità d’immedesimazione e l’evanescenza della comunicazione con gli altri », spiega la curatrice; che poi specifica come gli artisti di “Surreality Show” vogliano «generare un rapporto vis-a-vis con il pubblico, uno scambio di idee e un instaurarsi di riverberi reciproci mediante cui l’osservatore non si degrada come soggetto passivo ma dove, in un’interazione dinamica e stimolante con l’artista, entrambi possano confrontarsi e trovare significati e insolite interpretazioni del mondo».

Le loro sono opere “pop” che riprendono icone della contemporaneità; guardano al presente con uno sguardo ironico ma anche preoccupato e attento, che riflette una critica feroce a quello che ci circonda. Opere legate alla realtà, mischiate con figure sognanti e fantasmagoriche che fanno parte dell’immaginario degli artisti che le creano. «L’universo di questi artisti si presenta ricolmo di immagini, talvolta paradossali, ma originali e fantastiche», dice ancora la Kogler.

«Tutti e cinque si dilungano in citazioni di epoche passate e presenti, attingendo alla storia dell’arte, alla letteratura ma anche alla weltanschauung odierna con i suoi riferimenti alla cultura popolare, tradotti attraverso lo strumento anacronistico della pittura, il disegno e il collage in un “pot pourri” immaginifico dal quale trapela una percezione della nostra società come concatenazione di eventi piuttosto surreali».
 

La gallerista: «Punto sugli emergenti»

Una Giovanna d’Arco di 26 anni con la passione per l’arte, esperienza in diversi contesti artistici della Capitale e il sogno di avere uno spazio per l’arte contemporanea che guardasse ai giovani e alle nuove tendenze europee, Sofia Francesca Micciché è l’ispirata direttrice artistica di Officina 468. «Sognavo uno spazio che fosse contenitore d’arte, un luogo suggestivo, magari non nuovo, ma sicuramente originale incentrato sulla creatività di artisti emergenti » spiega Micciché a Cinque Giorni. Una risposta all’empasse culturale di Roma, una capitale rimasta «provinciale, ferma all'arte concettuale» perché «l’arte va avanti, ora gli artisti sono tornati a dipingere». A Officine 468 «non ci saranno mai artisti morti o già quotati: l’arte contemporanea è solo quella che nasce dal contesto che la produce, ci rivolgiamo ai giovani tramite i giovani».

Chiara Cecchini