La strada entra in galleria

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Come si può inaugurare una personale di uno street artist in galleria? Può il valore di un’opera esulare dal contesto in cui è stata concepita? Domande capziose e banali ma non nel caso di Borondo, artista iberico (di Segovia) che a soli 22 anni fa parlare di sé già da tempo come uno dei massimi talenti del panorama contemporaneo delle arti visive urbane.

Grazie a una borsa di studio conferitagli dall’Università Complutense di Madrid, i muri e le vetrine di Roma si trasformano nelle sue tele, divenendo supporto e valvola di sfogo della sua forza creativa. E dopo diversi, importanti riconoscimenti al suo valore, collezionati in poco tempo tra Spagna, Italia e Polonia, è oggi la 999Contemporary a volerlo (giustamente) celebrare con una mostra a lui dedicata in scena fino al 24 novembre.

«Non perdetevi nella disputa strada-galleria, tra approccio urbano e inadeguatezza galleristica», mette in guardia il curatore Simone Pallotta. Perché è vero, ci sono alcuni artisti urbani per i quali è impossibile apprezzare il valore dell’opera separandola dall’ambiente in cui viene elaborata. E’ il caso del leggendario Banksy, a Londra. Ma questo non avviene per Borondo, e ciò lo rende unico: muro o vetrina che sia, per lui il supporto rimane tale e non si eleva al grado di coessenza dell’atto artistico.

Borondo crea, semplicemente, istintivamente, parlando all’anima dell’anima; esprime se stesso con il peso della materia, con la forma dei corpi, con la piccola poesia delle emozioni umane. Lo fa per mezzo delle sue tecniche predilette: il più veloce e impulsivo pennello a rullo per i muri, il graffito per i vetri. E nonostante sia in galleria, il contesto urbano mantiene il suo peso e la sua incidenza: i decadenti scenari metropolitani  generano infatti quello che si potrebbe definire un “attrito vantaggioso” con la sublime fisicità della sua opera, aggiungendo ad essa interesse, conferendogli ulteriore magniloquenza e ricevendo, in cambio, una sorta di riqualificazione dal punto di vista estetico e paesaggistico.

Ma la scelta di esporre opere di Borondo in una galleria, prescindendo dalla strada, rimane giustificata soprattutto dall’estrema profondità artistica dei suoi lavori, che valicano i confini del mezzo, dello strumento (non è ciò che accade ai più grandi?). L’arte di questo ragazzo spagnolo, nata pura dalla strada, stupirà ancora in galleria per la sua forza vitale e per la sincerità. Borondo è una fortuna per l’antica capitale, ma la fortuna va anche cercata. E negli spazi di via Alessandro Volta sicuramente la si trova.

Lorenzo Gabriele