Il sogno americano? Un incubo

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Un dramma comico in cinque atti che porta in scena un senza tetto e un manichino. E’ “Look Up, America!”, scritto da Marco Melloni, che ne è anche il regista insieme al protagonista Ugo Dighero, noto al grande pubblico per “Mai dire Gol” e “Un medico in famiglia”.

In cartellone da stasera all’11 novembre al Teatro dell’Orologio, questo spettacolo si propone come un omaggio al “crollo dell’americanismo” dopo l’11 settembre, preannunciato dal senzatetto Dighero che dona al pubblico un prezioso dono, la sua storia. Mentre suona “The dark side of the moon” dei Pink Floyd e campeggia lo slogan della pubblicità della Coca Cola, un uomo fuoriesce dalla spazzatura all’ombra delle Torri Gemelle.

E’ quell’uomo che aveva inventato lo slogan famosissimo “Look Up, America!”, come responsabile della comunicazione di Coca Cola. E, se il mito americano significa successo personale e ambizione, il rovescio della medaglia è la possibilità di perdere tutto e veder tracollare la propria esistenza. Come tutti gli americani anche lui guardava in alto, e quello slogan si affiancava a una pubblicità che invitava a sollevare lo sguardo verso il cielo. Ricchezza, sicurezza, investimenti fruttuosi: questa era la visione del futuro. Poi un giorno una profezia che si presenta come una visione onirica: un baratro si apre sotto i suoi piedi e lui è costretto a camminare su un filo, come un funambolo. E come il francese Philippe Petit, che il 7 agosto del 1974 compì l’impresa di tessere un filo tra la Torre Sud e la Torre Nord del Trade Center, a quattrocentododici metri di altezza, e di camminarvi sopra per otto volte.

L’ex manager Coca Cola, sprofondato nella miseria rigettando quella vita fatua che aveva alle spalle, riconosce il futuro fosco che si aprirà e inizia un dialogo col funambolo per raccontargli la sua vita e la sua storia. Philippe Petit venne arrestato 50 minuti dopo la sua impresa e rimpatriato, mentre il barbone profeta lascia intuire come dietro alle misteriose corrispondenze vi sia l’anticipo di vicende tragiche. Il dramma della storia recente diventa un’occasione per elaborare un discorso più ampio e articolato, riflettendo sul senso delle cose e della società moderna. Il senso dell’esistenza sociale si trasforma così dal mito del progresso senza fine, che è stato consacrato da certa cultura a stelle e strisce, in una revisione critica del presente, in un’ottica di più ampia scala.

Daniele Stefanoni