Quando l’amore si trasforma in delitto

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Lo chiamano amore. Quando li arrestano, davanti ai poliziotti che li interrogano, dicono tutti che lo hanno fatto per amore. L’amavo troppo, non sopportavo l’idea che mi tradisse, che non volesse tornare con me, che se ne andasse. L’ho uccisa per amore!

È un’idea di possesso, quella che arma la loro mano, dicono gli psicologi. È l’idea che la donna sia una cosa di loro proprietà, e che, come tale, non abbia diritto a manifestare alcuna autonomia. Perfino nel pensiero. Sono uomini disorientati, quelli che colpiscono le loro donne e che poi dicono: “Ad un certo punto non ho capito più nulla, mi si è spenta la lampadina”.

Ma c’è chi si ribella. Come la signora Luciana Cristallo, vessata, picchiata e maltrattata dal marito per anni, che la mattina del 27 gennaio 2004, mentre il marito tentava di strangolarla dopo averle chiesto l’ennesimo incontro, ha afferrato un coltello che era sul tavolo della cucina e lo ha ucciso. Una settimana fa è stata assolta dalla III Corte d’Assise di Roma perché avrebbe agito per legittima difesa. Alcuni giorni fa l’ho intervistata a Uno Mattina. Quando le ho chiesto di raccontare i fatti di quella giornata maledetta ha alzato gli occhi al cielo, aveva le mani che tremavano, la voce rotta come se in quel momento si fosse materializzato il marito. «Se ci avessero aiutati, se lo avessero aiutato, forse questo non sarebbe successo», ha detto.

Oggi la persecuzione in Italia è punita con lo stalking, ma non basta. Un’idea del mondo che alcuni uomini continuano a coltivare è dura a morire. E per questo ogni tre giorni una donna viene uccisa dal proprio compagno, dal marito, dal fidanzato o dal padre perché si è rifiutata di obbedire. Un primato europeo di cui faremmo volentieri a meno.

Elisa Isoardi