Donne e potere connubio difficile

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Le poche donne che sono riuscite a emergere ne hanno avuto la possibilità soltanto grazie alla protezione maschile, che fosse in forma di nome, di padre, di marito. Artemisia Gentileschi potè esprimere il suo talento indiscutibile di pittrice solo perché crebbe all’interno della bottega paterna frequentata da grandi artisti del calibro di Caravaggio.

Quello poteva essere l’unico modo all’inizio del ’600 a Roma, quando alle donne era negato l’accesso al mondo del lavoro e, se ciò avveniva, era in forma clandestina. Non per questo motivo Artemisia divenne, però, un’icona del femminismo negli anni ’70, ma perché ebbe il coraggio di denunciare per stupro uno dei pittori della bottega del padre caricando su se stessa il disonore e l’ostracismo dalla società romana.

Ma la domanda è: sarebbe riuscita questa donna a dipingere “Susanna e i vecchioni” o “Giuditta e le sue ancelle” senza la protezione maschile? Nello stesso modo, un paio di secoli dopo, Ada Lovelace sarebbe riuscita a consegnare al mondo il suo sistema di calcolo, riconosciuto universalmente come il primo programma di computer, se non si fosse potuta fregiare, da nubile, del nome del ben più famoso e meno talentuoso padre, Lord Byron?

Ancora: le tre sorelle Brontë, autrici di alcuni dei più bei romanzi dell’800 inglese, sarebbero riuscite a dare le loro opere alle stampe, se non si fossero nascoste dietro pseudonimi maschili? Charlotte pubblicò il suo “Jane Eyre” con il nome di Currer Bell, mentre per la critica fu Ellis Bell a scrivere “Cime tempestose” e non Emily Brontë.

Be' per non andare tanto indietro nel tempo,i giornali di qualche giorno fa,riportavano i seguenti titoli: "Niente donne alla Bce? L'Europa boccia la nomina" (l’Unità) "Nessuna donna nell'esecutivo della Bce, Strasburgo protesta e boccia la nomina" (corriere.it) ecc… Rifiutate per l'ennesima volta, eppure la proposta di una rosa di donne brillanti era stata fatta per tempo ma il Consiglio direttivo della Bce, al posto di Gonzales Paramo, membro decaduto il 31 maggio, ha respinto, con 325 voti contro 300 e 49 astenuti, Yves Mersh, già governatrice della Banca Centrale del Lussemburgo, nel board della Bce.

Di questi tempi,una scelta del genere sembra al quanto anacronistica per non dire quella brutta parola: maschilista. Ma come, dopo secoli di lotte, di battaglie per far valere i diritti delle donne, dopo secoli di prove, di dimostrazioni piú del dovuto, ancora non riusciamo a entrare per le nostre qualità a far parte dei vertici di settore? Com’è possibile che per arrivare fin lassù c’è sempre bisogno di un uomo che ti porti per mano? E di solito quando questo accade non si arriva per talento ma per altro e di esempi purtroppo ce ne sono infiniti, li leggiamo tutti i giorni.

Oggi, come afferma Sylvie Goulard eurodeputata, il 60 per cento dei laureati è formato da giovani donne: conseguono il titolo in minor tempo rispetto ai colleghi maschi, con risultati migliori, non solo nelle materie umanistiche. In Europa solo il 3 per ceto delle donne occupa ruoli di potere nelle grandi compagnie, per raggiungere la parità si dovranno aspettare ancora 50 anni. Peccato, perché il dato che non si tiene mai in considerazione è che favorendo l’occupazione femminile, il pil aumenterebbe di 7 punti percentuali, favorendo la crescita del paese. E invece per vedere una donna alla Bce, forse, si dovrà aspettare sino al 2018. Auguri!

Elisa Isoardi