Marracash Express

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Da piccolo lo chiamavano “marocchino” per via di quelle origini siciliane impossibili da nascondere con una faccia così nella nebbiosa Milàn. L’anagrafe, poi, non faceva nulla per mascherarle. E allora Fabio Bartolo Rizzo, giovane appassionato di hip hop del quartiere periferico di Barona, ha scelto di accontentare tutti e di diventare, per tutti, semplicemente Marracash.

Nomina omina. Il suo infatti non è un semplice pseudonimo, un soprannome studiato per cantare nella e della realtà metropolitana. Nasconde piuttosto tutta una vita, ancora breve per carità, passata a cercare di sbarcare il lunario, tra sfratti, case di ringhiera senza sanitari e montagne di problemi quotidiani che sembravano impossibili da scollinare.

Sembravano, perchè col debutto al mixtape, in compagnia fra l’altro dei colleghi Club Dogo, il mondo s’è aperto a Marracash. E Marracash s’è aperto al mondo. Prima il progetto Dogo Gang, poi “Roccia Music”, una compilation “di strada” autoprodotta (2005) che non solo gli fa guadagnare credito agli occhi di colleghi della scena underground ben più affermati di lui, ma che riesce a vendere circa duemila copie pur senza una distribuzione vera e propria.

Il rapper meneghino ci sa fare, eccome. Se ne accorge anche la Universal, che lo mette subito sotto contratto. E’ il 2008 quando esce il suo primo album – omonimo, poteva essere altrimenti? – ed è sempre il 2008 quando sfocia in tutto lo stivale il fenomeno Marracash. Il lavoro è disco d’oro, i fan si moltiplicano apparizione dopo apparizione. E lui ha tanti di quei pezzi accumulati nel cassetto che nel giro di 24 mesi pubblica già il secondo “Fino a qui tutto bene”, il messaggio chiaro e a reti unificate di uno che da sempre ha provato «a fare la grana perchè qui sembra che ti manchi solo questo e che quando l’avrai tutto andrà a posto».

Oggi “il fu Bartolo Rizzo” arriva a Roma, all’Orion di Ciampino, da “King del rap”, nome di un terzo, ultimo album uscito nel 2011 e che ancora una volta definisce una tappa della sua vita. Che stavolta è da Scià di Persia più che da sguattero del Maghreb. E a dimostrarlo è un sold out che l’ha costretto – si fa per dire – a bissare il concerto anche domani, stessa ora stesso posto. Sudditi, venite a lui.

Fra. Ga.