Un parlamentare sul trono: Barbareschi è Giorgio VI

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Un parlamentare alle prese con un testo che lui stesso ha definito in sede di presentazione «altamente politico sul senso profondo di responsabilità etica e morale». E’ Luca Barbareschi, protagonista da stasera al 2 dicembre sul palco del Teatro Quirino con “Il discorso del re”, la pièce scritta da David Seidler già apprezzatissima nel 2010 sul grande schermo nella grande interpretazione di Colin Firth.

In scena, in una Londra surreale a cavallo tra gli anni ’20 e ’30, le vicende di Albert, secondogenito balbuziente del re d’Inghilterra Giorgio V e succeduto sul trono alla morte del padre dopo la rinuncia del fratello maggiore Edoardo, che divenne sì monarca ma che, per amore di Wallis Simpson, abdicò neppure un anno dopo. Il percorso personale del timido, complessato e assai poco istituzionale sire (al secolo Re Giorgio VI) si intreccia nella pièce con la Storia della corona inglese, dando il là a una «commedia umana, – sottolinea Barbareschi – sempre in perfetto equilibrio tra toni drammatici e leggerezze, ricca di ironia ma soffusa di malinconia, a tratti molto commovente, ma capace anche di far ridere».

I temi forti del testo sono il senso di responsabilità, la dignità, la solidarietà familiare e la forza di volontà, che permette di superare ostacoli apparentemente insormontabili. La balbuzie di Albert è il lascito di un’infanzia poco amata, trascorsa nelle mani di una bambinaia che lo detesta e mortificata dall’imposizione di apparecchi ortopedici e dalla correzione del mancinismo. Ma è anche il simbolo della forza della normalità di un uomo che ha saputo andare oltre i meccanismi da “ditta” della famiglia reale, formando lui, a sua volta, una famiglia basata sull’amore e sulla comprensione con una donna che non aspira alle luci della ribalta, ma che è perfettamente in grado di sostenerlo nei momenti difficili e di assumersi lei stessa responsabilità più grandi del previsto. Come quella di spingerlo, dopo numerosi tentativi falliti, a chiedere l’aiuto di un logopedista australiano (Logue) dai modi inconsueti, col quale Albert sviluppa un rapporto conflittuale che però è basato su una grande fiducia, così grande da fargli preparare insieme il temutissimo discorso con cui l’ormai re Giorgio VI annuncia al popolo britannico l’imminente entrata in guerra, guadagnandosi al tempo stesso il rispetto del governo e dell’intera nazione.

E’ «eccellente, preciso, determinante – spiega ancora Barbareschi – il peso che ha ciascun personaggio della commedia, che oltre ai due protagonisti (Albert e Logue) riesce a rappresentare sapientemente il risvolto umano, psicologico, storico anche di tutti gli altri personaggi».

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