Fanny Cadeo, il bello di cambiare (L\’INTERVISTA)

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Gli italiani che ho conosciuto mi hanno insegnato che siamo capaci di guardare oltre le difficoltà del momento, reinventandoci sempre». Parola di Fanny Cadeo, che ha fatto del rinnovamento uno stile di vita anche nella sua lunga carriera, cominciata a “Striscia” come velina e passata attraverso la musica, il cinema e il teatro. Fino ad approdare in radio, dove ogni venerdì alle 12.30 conduce su Radio Rai 1 la trasmissione “L’Italia che va”, insieme a Daniel Della Seta. «Ci occupiamo di piccole e medie imprese italiane di successo che hanno saputo trovare vie di rinnovamento e crescita», spiega la Cadeo. «Talvolta si riscoprono mestieri particolari: ad esempio abbiamo raccontato la storia di un’azienda che produce scarpe da danza a punta, famosissima all’estero, come pure quella di un’azienda che produce solo oggetti destinati al circo». 

Un’iniezione di ottimismo in un panorama, quello italiano, che certo non fa sorridere. Tu come vedi l’Italia di domani?

Dicono che i giovani sono “bamboccioni”, ma nella mia esperienza di vita e di radio ho incontrato giovani molto attivi. Ci sono stati periodi più facili, è vero, ma questo entusiasmo selezionerà meglio i talenti che cambieranno l’Italia.

La tua carriera è fittissima di esperienze molto diverse tra loro. Quali sono stati i tuoi inizi?

Sono riuscita a lavorare con personalità importanti. Volevo fare un lavoro che mi permettesse di uscire dal mio paese e “prendere il largo”, ma non avevo grandi aspettative. All’inizio capitarono i primi incarichi per caso, a ventidue anni. E poi si è consolidato tutto.

Sei stata tra le prime veline di “Striscia la Notizia”.

Venni a vivere a Milano da sola, era l’inizio della mia vita da “adulta”.  A “Striscia la notizia” ho trovato un ambiente talmente familiare che mi accorgevo del cambiamento della mia vita solo perché al supermercato la gente cominciava a riconoscermi e voleva l’autografo. Le veline stavano diventando famose nell’immaginario comune in quegli anni. E io lasciai il segno.

Gli anni Novanta ti hanno vista calcare i palcoscenici anche come cantante. 

Ho la grande passione del canto, ma rispetto i grandi professionisti che lo fanno di mestiere. Nel mio caso la passione e la vocalità mi spinsero a queste esperienze discografiche, mi sono divertita molto però. 

Come è stato il passaggio al palcoscenico? 

A teatro ho lavorato con Maurizio Costanzo ed Enrico Vaime, ho recitato con Platinette e nel “Mercante di Venezia”. Io penso che non sia un peccato passare dai generi alti ad altri più comici. Mi piace mischiare recitazione e interazione col pubblico. 

Anche al cinema hai avuto occasione di lavorare fianco a fianco con nomi noti come Luciano De Crescenzo, Jerri Calà e Vincenzo Salemme.

Il cinema è stato presente soprattutto all’inizio della mia carriera. E’ un’esperienza complessa, devi avere la pazienza di aspettare. Mi ricordo in Spagna, un film in inglese “Trinità e Bambino…e adesso tocca a noi”: mi alzavo alle 5 del mattino e finiva che la mia scena si girava alle 4 del pomeriggio, stanca morta. Poi il cinema è terribile (ride) perché sul grande schermo vedi tutti i tuoi difetti!

Stai lavorando a qualche nuovo progetto per il tuo futuro?

La radio mi piace molto, ho un bel progetto versato un po’ più sull’intrattenimento … se il direttore Preziosi mi darà quest’altra opportunità.

E l’amore?

Mi piace l’idea di condividere la vita con una persona, ma non è facile stare insieme. A volte mi piacerebbe aver già costruito una famiglia. Ma le cose accadono quando devono accedere. 

Daniele Stefanoni