All’inferno di Hugo hanno tutti la stessa pelle

0
48

«La nostra pelle, e il nostro sangue, e le nostre ossa, non vi saranno d’intralcio, rendendovi ostili, come è successo, quando eravamo in vita, oh c’è un posto, un posto all’inferno, riservato, per me e i miei amici». Pieter Hugo si ispira a Morrissey e alla sua canzone “There’s a place in hell for me and my friends” per dare un titolo e un senso profondo alla sua nuova serie di fotografie, in mostra fino al 19 gennaio alla galleria Extraspazio.

Sono un centinaio i ritratti e gli autoritratti realizzati dall’artista sudafricano, scatti nei quali – attraverso un processo digitale di conversione di immagini da colore a bianco e nero – Hugo evidenzia il pigmento (la melanina) nelle epidermidi delle persone, mettendo in rilievo le macchie e i danni solari che accomunano tutti gli esseri umani.

Una denuncia delle discriminazioni razziali che si basano sul colore della pelle, distinzioni che, per il fotografo, restano inestirpabili persino all’inferno, come recita l’inquietante brano di Morrisey.