Smokey Fingers: il rock non è morto

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“Cazzo, sembrano i nuovi Lynyrd Skynyrd” è ciò che automaticamente e a primo impatto si pensa all'ascolto di “The Good Countryside” e “Crazy Woman”. Lo stile southern rock è quello, le tematiche pure. Gli autori dei brani citati non rispondono però ai nomi della band nata dai compianti Ronnie Van Zant e Steve Gaines. Esiste in Italia un altro gruppo in grado di rievocare (molto bene) le sonorità del rock classico, quello che ha fatto la storia e ha dato il “la” per le sue evoluzioni. Il suo nome è Smokey Fingers, viene da Lodi e promette scintille. Diego Dragoni, Gianluca Paterniti, Daniele Vacchini e Fabrizio Costa hanno la musica nel sangue, nonché la capacità di far venire i brividi a chi ascolta i loro brani, non di grandissima attualità in questo periodo ma di assoluto valore. L'album “Columbus Way” del 2011 (quasi duemila copie vendute tra Nord Europa e Stati Uniti, con etichetta Tanzan Music) è il completo biglietto da visita, pieno di colori texani, con cui questo quartetto lombardo si presenta al pubblico, dopo un Ep pubblicato nel 2009, un anno dopo la nascita di un progetto tra i più interessanti e meritevoli d'Italia che ha visto pian piano crescere il numero dei suoi fan e, soprattutto, è riuscito ad espandersi in America, il continente ideale per le sue sonorità. Gli Smokey Fingers hanno recentemente vinto il prestigioso Next Rock Contest di Siena e, tra un live e l'altro di promozione dell'album “Columbus Way”, sono al lavoro per nuovi brani da inserire in un prossimo disco. Ce ne sono tanti di gruppi bravi, di talento, che lavorano sodo per meritarsi una chance nella musica. Se agli Smokey Fingers questa grande possibilità non venisse data, prima o poi, sarebbe davvero triste.

Marco Reda

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Crazy Woman

 

The Good Countryside