Le donne di Miss Italia e quelle col burqa

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Venerdì scorso al cinema Barberini a Roma si è tenuta la proiezione del documentario “Storia di un ragazzo calabrese” dedicato a Enzo Mirigliani, scomparso da poco più di un anno.

«Era un uomo piccolo, minuto ma con una forza e un carisma unico e ci trattava come le sue nipoti » dicono di lui le Miss Italia che dopo l’elezione hanno lavorato al suo fianco per un anno. «Enzo ci faceva sentire in famiglia».

Miss Italia è iniziato come concorso fotografico nel 1939, oggi compie 73 anni, ha superato la guerra ed è diventato il concorso delle famiglie, un modo per dare alle più giovani la possibilità di far fortuna, di sfondare nel cinema o nella moda. Il concorso ha visto anche e soprattutto l’evoluzione della donna, il cambiamento da donne di casa, chiesa e famiglia a quella che è oggi la donna in carriera.

Una condizione totalmente differente rispetto a quella delle donne che oggi vivono in paesi islamici dove la cultura è quella che deriva dalle imposizioni di leggi dure e crudeli che le obbligano ad adottare nella vita di tutti i giorni il Burqa, una veste che copre interamente il corpo della donna e le consente di guardare il mondo attraverso una fessura retinata che non dà possibilità di vedere ai lati, o sopra e sotto. In Afghanistan e in tutti i paesi dove vige la Shari’a, ovvero la legge coranica integralista, queste forme di coercizione sono all’ordine del giorno e hanno una rilevanza importante, regolamentando addirittura il comportamento tra i sessi.

Elisa Isoardi