GayLesbicheTransBisex, racconti di vita

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Sarà Veronica Pivetti la madrina della terza edizione del Queering Roma, la rassegna di cinema lesbico, gay, bisex, transgender e queer della capitale in programma dal 23 al 25 novembre alla Casa del Cinema di Villa Borghese.

La presenza dell’attrice alla giornata d’inaugurazione è soltanto l’ultimo dei molti segni tangibili che dimostrano come la kermesse abbia ormai raggiunto la sua piena maturità, e non soltanto per via del sostegno a livello istituzionale della Provincia di Roma o per la collaborazione storica con il Torino GLBT Film Festival.

Fra lungometraggi, corti e documentari, infatti, la proposta artistica del festival mai come quest’anno prescinde dal tema specifico dell’orientamento sessuale, puntando invece i riflettori su storie di vita troppo spesso assenti dai palinsesti culturali dominanti; racconti a volte sconosciuti anche agli stessi omosessuali perché lontani nel tempo o, come “Verde Verde”, nello spazio.

Quella diretta dal veterano Enrique Pineda Barnet è infatti la prima pellicola a tematica gay ufficiale prodotta a Cuba dopo “Fragola e cioccolato”, la testimonianza più concreta di una certa apertura del regime nei confronti della comunita glbt. Ma questa, come già detto, è la rassegna delle storie più che dei simboli. Quella di “Lovely man”, del regista indonesiano Teddy Soeriaatmadja, parla del crollo delle certezze di Cahaya, una giovane donna che non vede suo padre da quando aveva quattro anni e che si mette sulle sue tracce per rincontrarlo.

Solo che quando ci riesce, a Giacarta, lo trova travestito a prostituirsi. In “Contracorriente” (regia di Javier Fuentes-León) si racconta l’amore e il dolore per il lutto di Miguel, un pescatore che nasconde la sua omosessualita  dietro il paravento di un matrimonio felice ma che si ritrova per così dire “vedovo” del suo fidanzato segreto. “Zenna dancer” (dei tedeschi Caner Alper e Mehmet Binay) svela con simpatia la relazione tra il fotografo Daniel e il “bear” Ahmet, un appariscente e panciuto ballerino di danza del ventre. Non manca il tema dell’aids toccato dall’italiano “Partners” (di O. Mai e G. Minerba), un lavoro ironicamente serio realizzato nel periodo “caldo” delle notizie sulla malattia, nel 1990.

Nutrita infine anche la sezione degli omaggi: c’è il documentario di Jeffrey Schwarz dedicato a Vito Russo, figura cruciale del movimento per i diritti degli omosessuali negli Usa scomparso prematuramente nel ’90; c’è quello della coppia Golinelli-Minerba che ripercorre la storia personale e lavorativa del fondatore del Film Festival di Torino Ottavio Mario Mai, e c’è l’attesissimo “Il fico del Regime”, ovvero Giò Stajano: il primo omosessuale dichiarato nel Dopoguerra, divenuto poi donna, divenuto poi suora laica. una persona che, nel bene e nel male, ha inciso nel pensiero e nella cultura glbt italiana

Francesco Gabriele