Il mio amico Leigh Bowery

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È stato indubbiamente uno degli artisti piu anticonvenzionali degli anni Ottanta; il personaggio chiave della scena londinese dell’epoca. «Penso me stesso come una tela» disse una volta, e mai frase seppe cogliere meglio chi era prima ancora di ciò che faceva.

Leigh Bowery amava creare e ricreare la propria immagine, sublimata spesso e volentieri in una veste transgender; rifletteva sulla separazione tra maschile e femminile, coltivando un linguaggio pulp e glamour allo stesso tempo, fino a cambiare l’estetica del fashion business, influenzando artisti come Lucian Freud, Boy George, Antony & the Johnsons e David LaChapelle.

Allo spirito e al carisma dell’australiano, scomparso nel 1994, si ispirano le opere dell’amico e collega Donald Urquhart, in mostra da oggi al 15 febbraio alla Galleria S.A.L.E.S. in quella che è la sua seconda personale italiana. Disegni a china, scritte e wall paintings costituiscono il nucleo di “Balls”, titolo scelto per l’esposizione e nient’affatto a caso.

«Indossavamo bikini anni ’60 e facevamo stampe di culi, gambe e tette. Coinvolgevamo in questa pantomima anche la nostra mucca a volte. Ho pensato che una stampa delle mie palle potesse sembrare un cappello a pompom di Leigh Bowery». L’artista sarà presente in galleria stasera alle 18.30, in occasione dell’inaugurazione.

Francesco Gabriele