Vi racconto George

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Ricco di contenuti, pulito ed elegante, e naturalmente misterioso. “Living in the material world”, il documentario che Martin Scorsese ha realizzato per raccontare la geniale, complessa figura di George Harrison, rispecchia esattamente i tratti che da sempre hanno caratterizzato la personalità del chitarrista dei Fab Four.

Quello del regista e produttore americano – stasera in proiezione al Cinema Aquila – è probabilmente il più importante riconoscimento mai reso al “quite beatle” anche dopo la sua morte, avvenuta il 29 novembre 2001, a soli 58 anni, a causa di un tumore.

Grazie a immagini rare o del tutto inedite (e alle testimonianze di familiari e dei suoi amici più cari, tra cui anche Paul McCartney, Ringo Starr, Eric Clapton, Yoko Ono, Tom Petty, Ravi Shankar, Phil Spector, la moglie Olivia, produttrice esecutiva del film e il figlio Dhani) Scorsese ricostruisce pagina per pagina, canzone per canzone, la vita e l’opera dell’enigmatico George, cogliendo l’ironia e la purezza di una delle più carismatiche anime musicali del XX secolo. Fortemente voluta dalla moglie dell’eterno “ragazzo di Liverpool”, la pellicola dipinge il quadro di una personalità variegata e affascinante, irrequieta e inafferrabile, di grande umanità e perennemente alla ricerca di una verità più ampia e di un contatto vero con il mondo.

Contradditorio, spirito libero fra il mistico e il rock’n’roll, Harrison è stato autore e chitarrista magistrale. E dalle “retrovie” dei Beatles ha scritto alcune delle loro canzoni più belle, come “Something”, “Here comes the sun”, “Taxman” e “While my guitar gently weeps”. Un viaggio musicale e spirituale, sacro e profano, nella mente e nell’anima di uno dei più talentuosi artisti della sua generazione.

Fra. Ga.