Urban Survivors, cinque fotografi nelle baraccopoli di Medici Senza Frontiere

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Cinque fotografi e altrettanti progetti umanitari nei luoghi più poveri del mondo per accendere un riflettore sulle condizioni di vita estreme che ogni giorno Medici Senza Frontiere affronta per assistere la popolazione.

Realizzata in collaborazione proprio con MSF, la mostra multimediale “Urban Survivors”, fino al 20 gennaio al Museo di Roma in Trastevere, raccoglie le immagini e i videodocumentari di Stanley Green, Alixandra Fazzina, Francesco Zizola, Jon Lowenstein e Pep Bonet nelle tante baraccopoli “invisibili” al mondo esterno che ormai sono delle vere e proprie “bombe ad orologeria” umanitarie, tra malnutrizione infantile, assenza di servizi igienico-sanitari, tubercolosi, persone affette da aids e infezioni d’ogni tipo.

Lo sguardo dei reporter racconta le bidonville, quelle di Dacca (Bangladesh), Karachi (Pakistan), Nairobi (Kenia) e Joahhensburg (Sud Africa) oltre a quelle di Port-au-Prince (Haiti), dove i sopravvissuti al terremoto combattono anche – addirittura – con il colera.

Chiara Cecchini