Nuovo Claudio, vecchie abitudini. Da mercoledì prossimo all’Auditorium

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È cambiato, Claudio Baglioni. Sono lontani i tempi in cui era soprannominato “Agonia”, quando, schivo e cauto nelle parole, se ne stava come in disparte, cantore di sentimenti e situazioni che nulla avevano in comune con la canzone impegnata che per tanti suoi amici e colleghi era invece l’unica possibile.

Quegli anni hanno lasciato il posto al Baglioni ironico delle avventure televisive con Fabio Fazio nei primi Duemila, un cantautore carico di entusiasmo capace di creare trascinanti eventi live negli stadi di tutta Italia, ma anche di portare le sue canzoni in alcuni teatri storici, accompagnandosi solo con un pianoforte e dialogando a stretto contatto con il pubblico. Una trasformazione, questa, che continua tuttora e che non smette di stupire anche i fan più accaniti e costanti.

Nel 2011 Claudio portò all’Auditorium “Dieci dita”, un ciclo di concerti antologici che segnarono il tutto esaurito e che ora, a un anno di distanza, tornano in replica, stessa location, dal 26 dicembre al 3 gennaio.

Il cantante, autore del cult  di tutti gli innamorati degli anni Ottanta “Questo piccolo grande amore”, ormai splendido sessantenne, è diventato perfino un affabulatore provetto, capace di tenere in pugno il suo pubblico non soltanto con l’esecuzione dei brani più celebri del suo repertorio ma anche grazie a una verve ironica che in pochi avrebbero sospettato, improvvisando sul palco dialoghi surreali, scambiando battute mordaci e giocando molto con l’autoironia.

La scaletta dei sette concerti cambia ogni volta, con capisaldi come “Strada Facendo” e “Mille giorni di te di me” (immancabili in ogni esibizione che si rispetti, adatti sia all’atmosfera elettrica negli stadi sia alle interpretazioni più intimistiche in acustico) che si alternano a pezzi che sono dei veri e propri “test” di fedeltà, sepolti fra le pieghe di qualche vecchio lp, schiacciati dalla fama di altre canzoni più famose, ma non per questo meno belli: vere e proprie chicche che rivelano il talento di Baglioni per descrivere con pochi, semplici parole, piccole storie comuni, a tratti banali nelle loro rime facili,  ma sempre tanto (e ancora tanto) vere. 

Chiara Cecchini