Come cavalli in un reality show, in scena le generazioni “sfruttate” dal mondo dello spettacolo

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Un reality show a teatro; un talent con ventidue performer, un quartetto di musicisti e un palco che è una vera e propria pista da ballo. E’ un grande spettacolo corale “Non si uccidono così anche i cavalli?”, pièce tratta dall’omonimo romanzo di Horace McCoy del 1935 (“They shoot horses, don’t they?”) che ispirò anche il famoso film diretto da Sydney Pollack e con Jane Fonda nel 1969.

In scena da oggi al 13 gennaio all’Argentina, l’opera diretta da Gigi dall’Aglio è un emblematico ritratto della contemporaneità, uno specchio delle tendenze mediatiche più degenerate dell’oggi.

Nella California dei primi anni Trenta è in voga un genere crudele di spettacolo: si organizzano infatti delle estenuanti maratone di ballo durante le quali giovani disperati senza lavoro ballano per giorni interi, attratti dal premio in denaro (mille dollari in contanti), dalla possibilità di farsi notare da qualche produttore, dal vitto e dall’alloggio assicurati per qualche tempo. Un vero e proprio gioco al massacro in cui i miseri concorrenti, nello strenuo tentativo di emergere dalla povertà, saltano e zompettano per ore, ore e ancora ore, senza sosta alcuna, ben oltre il limite dello sfinimento (e anche quello della decenza).

Così si consuma il dramma di una generazione che svende tutto, dignità compresa, proprio perchè non ha più nulla da perdere; una generazione che sceglie di prostituirsi alle nuove, sadiche regole dello show biz in cui l’amore, la vita e la morte vengono in pasto allo sguardo avido di un pubblico senza più alcuno scrupolo.

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