Mimmo Cuticchio, beato tra i pupi

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All’Auditorium arriva il ritmo del cunto con l’arte straordinaria di Mimmo Cuticchio, oprante, puparo e cuntista fra i maggiori rappresentanti del teatro di sperimentazione.

In occasione dei suoi cinquant’anni di carriera, Cuticchio sarà protagonista di un ciclo di tre serate speciali dedicate all’opera dei pupi. Al Teatro Studio dell’Auditorium Parco della Musica va in scena stasera, domani e il 6 gennaio “Guerrin meschino”, tratto dall’opera del trovatore toscano Andrea da Barberino, che racconta le vicende del giovane Guerrino, venduto come schiavo a Costantinopoli quando era ancora in fasce. D’animo nobile, affronterà mille peripezie per risalire alla propria nascita e alle proprie origini, e per capire meglio il proprio destino.

Lo spettacolo riprende la tradizione delle “serate speciali” di metà Ottocento, che attraevano il pubblico con il racconto di storie d’amore, ingiustizia, briganti e avventure e che andavano avanti per lunghi cicli di puntante sera dopo sera, “fidelizzando” gli spettatori che conoscevano a memoria ogni passaggio della storia. Cuticchio ripropone la tradizione del teatro dei pupi perpetuandone il significato di rito arcaico che allude alle origini della civiltà tramite l’importanza del gioco e la finzione scenica, parti necessarie per lo sviluppo dell’individuo.

Nonostante l’osservanza meticolosa delle tecniche di messa in scena apprese dai maestri, Cuticchio – figlio del puparo Giacomo e fondatore negli anni Settanta dell’Associazione figli d’Arte Cuticchio per salvaguardare la tradizione e l’arte dell’opera dei pupi – lascia la propria impronta personale in ogni spettacolo, lavorando sui tempi e soprattutto sulla voce.

Le innovazioni apportate, pur nel rispetto assoluto della tradizione centenaria dell’opera dei pupi, fanno di Cuticchio uno dei protagonisti assoluti della scena teatrale italiana, come testimoniano i numerosi allestimenti che mescolano insieme elementi provenienti dal mondo dei pupi, dalla pratica del cunto e dal teatro d’avanguardia (senza dimenticare poi anche le non rare collaborazioni con il cinema).

Chiara Cecchini