L’ultimo Zorba di Paganini

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È uno spettacolo cucito apposta su di lui, ed è con ogni probabilità anche «l’ultimo» della sua carriera di performer, come ha lasciato intendere proprio Raffaele Paganini alla vigilia della messa in scena, al teatro Italia da stasera al 20 gennaio, del balletto cult “Zorba il Greco”, rivisitato per l’occasione in chiave (quasi) del tutto innovativa.

Quello confezionato dall’amico e collega Luigi Martelletta è infatti uno show “altro” rispetto alla versione tradizionale, in cui perfino le musiche di Mikis Theodorakis – quelle per intenderci scritte per il celebre film con Anthony Quinn – sono state rimpiazzate dalle composizioni inedite di Marco Schiavoni.

A richiamare l’originalità della rappresentazione coreografata da Lorca Massine – e interpretata peraltro dalla stessa ètoile negli anni Novanta – sembra essere rimasta la sola esplosione finale del leggendario Sirtaki, ma solo perchè è una danza popolare, «e resta quindi quella che è, come la tarantella», spiega Paganini. «I greci affermano che bisogna danzarlo scalzi sulla spiaggia deserta, per sentire le pulsazioni della terra. Il mio Zorba lo balla con il corpo, e il suo volo ricuce la terra al cielo».

L’opera di Martelletta riparte dunque dal Sirtaki ma gli costruisce attorno una vera e propria struttura narrativa, «un viaggio, un percorso, un itinerario danzato – dice lo stesso coreografo – incentrato sulla vita del protagonista, con i riflettori puntati sull’essenza intima dell’eroe e dell’uomo». Sul palco affiancano Paganini dieci giovani danzatori col compito di accompagnare il pubblico nella fantastica avventura ellenica di Zroba, un uomo che ormai alle soglie del matrimonio viene assalito dai dubbi e dai timori e inaspettatamente si allontana dalla sua amata e dalla sua terra d’origine, dando il via a un pellegrinaggio sia attraverso il mondo, sia dentro se stesso che lo porterà a visitare posti lontani – nello spazio e nella mente – luoghi di incantevole bellezza e città pittoresche. Le diversità di atmosfere culturali e di civiltà lo condurranno così a vivere sconosciute esperienze di vita, fra sogni, speranze, delusioni, dolori e forti legami di amore e di amicizia. Fino, naturalmente, al suo ritorno in patria in pompa magna.

«Con questo nuovo adattamento – continua Martelletta – abbiamo voluto dare risalto all’aspetto emozionale, e quindi ai molti momenti di sensualità, di sentimento, di passione, perfino di violenza che Raffaele Paganini è bravissimo a raccontare e non soltanto a passo di danza». Una messinscena che si preannuncia epica, dunque. E che è pronta a stupire anche i più scettici del balletto classico.

Fra. Ga.