Alberto Sordi, storia di un italiano medio

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Dieci anni fa Roma e l'Italia hanno perso uno dei suoi alfieri: il 24 febbraio ricorre il decimo anniversario della scomparsa di Alberto Sordi e per ricordare il grande attore la Cineteca Nazionale inaugura la rassegna divisa in due parti che racconterà la carriera di Albertone, lunga 150 film.

Dal 15 al 23 gennaio alla Sala Trevi, la personale "Alberto Sordi, storia un italiano (prima parte)" raccoglie una selezione della prima parte della filmografia di Albertone, dai primi film importanti come "Casanova farebbe così" di Carlo Ludovico Bragaglia (1942) e "Le miserie del signor Travet" di Mario Soldati (1945), passando per le commedie corali come "Arrivano i dollari" di Mario Costa (1957), "Bravissimo" di Luigi Filippo D'Amico (1955), "Gastone" di Mario Bonnard (1950) e l'incontro con Federico Fellini ne "I Vitelloni" (1953) e "Lo sceicco bianco" (1952), fino ai film sull'italiano medio: "Il moralista" di Giorgio Bianchi (1959), "Il Seduttore" di Franco Rossi (1954), "Lo scapolo" di Antonio Pietrangeli (1955).

La prima parte della rassegna si conclude con un pugno di film a cavallo fra il 1959 e il 1961 che aprirono la strada a interpretazioni nuove e più profonde per Alberto Sordi: "La grande guerra" di Mario Monicelli, "Tutti a casa" di Luigi Comencini e "Una vita difficile" di Dino Risi. Da non perdere il bellissimo e poco conosciuto "Il diavolo" di Gian Luigi Polidoro (1963), storia del un viaggio in Svezia di un italiano di provincia alla ricerca di conquiste femminili.

Con i suoi personaggi, creati il più delle volte grazie allo sceneggiatore Rodolfo Sonego, Alberto Sordi portava sullo schermo tutta la carica cinica, grottesca, beffarda ma in fondo tragica e umanissima dell'italiano medio e, soprattutto, del romano. Che fossero commedie o drammi, i film di Sordi strappavano sempre una risata amara perché, come diceva il critico Stefano Reggiani, Sordi «ci ha fatto ridere di complicità, ci ha fatto provare disgusto, ma con indulgenza».

Un giudizio condiviso da un grande come Vittorio De Sica, secondo il quale «Nessuno più di Sordi ha saputo caratterizzare così bene l’uomo medio… Sordi è riuscito a mettere in mostra il lato storto, ridicolo del carattere italiano e lo ha colpito. Ha fatto della satira che molti considerano crudele; secondo me invece questa satira nasce da una forza morale».

Chiara Cecchini