Slogan, tweet e tv per una poltrona

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Mancano circa quaranta giorni alle elezioni. Un anno e due mesi fa, le dimissioni di Berlusconi poi un governo tecnico capitanato da Monti, oggi una campagna elettorale con "moltissimi candidati", tanti quanti gli slogan coniati in questi giorni.

Dal "silenziare" di Monti al "tacchino sul tetto" di Bersani, dalla "rottamazione" di Renzi al "trio sciagura" di Berlusconi ed ancora il "vadano al diavolo i ricchi" di Vendola. Frasi che hanno lo scopo di arrivare alla gente in modo diretto.

Bisogna però capire quali di queste metafore funzionino davvero perché a volte servendosi di una comunicazione aggressiva, volendo essere incisivi ad ogni costo, si rischia un effetto boomerang facendosi male da soli.

Che sia successo questo a Renzi durante la campagna per le primarie del Partito Democratico? Che il rottamatore abbia finito per essere rottamato dalla sua rottamazione? Si spera di no! Di slogan la politica si nutre. Alcuni sono diventati ormai d'uso comune in un contesto diverso da quello in cui sono nati: la "discesa in campo", per esempio, coniata da Berlusconi nella campagna elettorale del lontano 1994. Prima quell'espressione si usava solo nell'ambito calcistico, ora è frase comune nella politica, tant'è che Monti ha iniziato la sua campagna elettorale dicendo, ops tweettando: "La mia salita in politica" ribaltando il concetto berlusconiano.

E proprio Twitter sembra diventato il passatempo preferito dei leader, che fanno a gara a chi tweetta di più, senza farsi mancare ovviamente la corsa ad accaparrarsi quante più apparizioni televisive e presenze radiofoniche possibili. Non tutti però. C'è chi della tv se ne infischia avendo già creato un loro piccolo grande mondo nel web. Insomma le elezioni sono diventare un vero e proprio show, una messinscena dello scontro, dell'uno contro l'altro armati. L'augurio per noi è che una volta eletti i politici abbandonino lo show e si occupino a tempo pieno del nostro paese.

Elisa Isoardi