Il Pirandello andato a ruba

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Ha fatto registrare il tutto esaurito a Firenze, Milano, Torino, Bergamo e Genova, staccando al botteghino più di 26mila biglietti in appena tre mesi di programmazione, da ottobre a dicembre scorsi. E’ senza dubbio il Pirandello più amato dal pubblico quello portato in scena da Gabriele Lavia con “Tutto per bene”, finalmente a Roma, al teatro Argentina, da stasera al 27 gennaio.

Fra le più significative dell’autore siciliano – sul palco per la prima volta il 2 maggio del 1920 al Teatro Quirino – questa commedia è un punto di snodo cruciale dell’intera parabola drammaturgica pirandelliana. Con essa infatti lo scrittore siracusano codifica una volta per tutte quella che è la cifra del suo teatro maggiore: la «rappresentazione d’un dramma quand’esso è già da gran tempo finito», spiega Lavia che nello spettacolo ricopre il duplice ruolo di regista e interprete principale (affiancato fra gli altri da Daniela Poggi). «“Tutto per bene” è la storia di un uomo che scopre di aver vissuto una vita diversa da quella che credeva fosse. La parabola amara di un’esistenza in balia di una società finta e ipocrita: il giallo paradossale che gli uomini mettono in scena illudendosi di vivere».

Al centro della vicenda Martino Lori, un uomo di mezz’età, vedovo inconsolabile che vive i suoi giorni nel ricordo dell’amata moglie defunta e nella dedizione per la giovane figlia Palma. Ma la realtà è ben diversa da come appare. Perchè ad eccezione del vedovo, tutte le persone che lo circondano sanno da sempre che la moglie aveva una relazione con il suo datore di lavoro, il potente senatore Salvo Manfroni, e che la sua adorata Palma è il frutto nato da questa infedeltà. La tragica scoperta della verità getta Lori in una crisi profonda, reso di colpo orfano di ogni sua certezza. Da figura mite e padre premuroso che era stato fino a quel momento, Lori si scopre dunque senza più identità.

Un destino crudele che Pirandello ben sottolinea con lucida ironia: “Chi ha capito il giuoco non riesce più a ingannarsi; ma chi non riesce più a ingannarsi non può più prendere né gusto né piacere alla vita. Così è”. La pièce, dall’alto della sua profonda umanità, mette in luce tutte le tematiche pirandelliane per eccellenza, dalle maschere agli opportunismi, dalle convenzioni alla realtà dell’apparenza. Fino a sfociare nell’ossessione per l’immagine che di noi costruiscono gli altri.

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