Bambini cattivi, cattivi genitori

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Dare forma, e colore, e perchè no anche lustro ai comportamenti dei cosiddetti “cattivi ragazzi” per condannare senza mezzi termini gli atteggiamenti di violenza che genitori e adulti in generale hanno nei confronti di bambini, adolescenti, giovani e giovanissimi. Punizioni inflitte ai più piccoli che il più delle volte non correggono, ma anzi finiscono col produrre il risultato opposto.

E’ questo l’obiettivo alto dell’artista angloamericano Paul Harbutt, in mostra con la sua personale “Bad boys” al museo Carlo Bilotti da domani al 3 marzo (inaugurazione alle ore 18).

Le circa ottanta opere in esposizione, per lo più dipinti e disegni, rappresentano soggetto in tenera età che infrangono nei modi più vari le “tradizionali” regole comportamentali. Fanno giochi pericolosi, armeggiano oggetti pericolosi, bighellonano in posti pericolosi. Quasi in attesa, provocatoria, della “bastonata” di turno.

Convinto che la violenza sui bambini sia la conseguenza diretta dello stress sociale e della povertà, Harbutt trasmette il suo pur duro messaggio sociale con assoluta leggerezza, servendosi cioè dell’umorismo e dell’ironiatipici da sempre delle sue illustrazioni. Che riprendono «la socialità conflittuale e l’energia ludica che Bosch a Bruegel ci hanno tramandato con i loro lavori», spiega il curatore Achille Bonito Oliva.

Il progetto “Bad boys” non solo restituisce all’arte una funzione illustrativa e forse addirittura didattica, ma diviene anche fonte d’insegnamento su come produrre «un alto tasso di comunicazione con una felice semplificazione dell’immagine», spiega ancora Oliva. Un’iniziativa che fa del contrappasso il mezzo ideale per sperare in un futuro migliore. Nel tentativo di giungere alla comprensione e alla solidarietà, specie nei confronti dei più piccini, attraverso il sarcasmo più scorretto e lo humour più cinico.

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