L’artista che trovò l’oriente a Roma

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Alighiero Boetti aveva «l’illusione che Roma fosse già Palermo», scrive Anne Marie Sauzeau, che di Boetti era la compagna e divenne poi sua moglie, «e Palermo già Il Cairo». Doveva essere così per forza per uno cresciuto nell’austera e produttiva Torino del secondo Dopoguerra; una città di cui percepiva «il rigore» e dove forse proprio per questo, rivelò egli stesso nel bel mezzo della sua vita, non usava «mai i colori».

A Roma Boetti cercava il suo Oriente. E lo trovò. Qui a partire dall’autunno 1972, quando si trasferì nella capitale, gli si spalancò davanti una libertà creativa insperata che rese possibili percorsi nuovi, individuali e liberi da condizionamenti. Qui Boetti scoprì «la bellezza di fare molto, di fare più rapidamente, di allargare, di facilitare».

Qui, quarantuno anni dopo, ad “Alì Ghiero, il beduino in transito, accampato accanto al Pantheon” il MAXXI dedica una mostra che comincia oggi e si chiude il 6 ottobre per raccontare il rapporto tra un artista appassionato di esoterismo, alchimia e matematica e l’idea che egli aveva della città eterna. E che lo portò a sviluppare il tema del viaggio inteso sia in senso fisico, sia in senso metaforico come oscillazione tra tecniche e tradizioni culturali, di cui è esempio l’impressionante opera “Poesie con il Sufi Berang”, composta da 51 elementi, in cui frasi di Boetti in alfabeto latino si alternano con le poesie in farsi appositamente realizzate dall’afghano Sufi Berang, conosciuto e frequentato a Peshawar.

Dopotutto l’interesse di Alighiero per il viaggio e più in generale per la geografia è documentato dal lavoro delle “Mappe”, di cui sono esposti due esemplari tra cui un inedito assoluto. La mostra sottolinea le connessioni, gli intrecci e le risonanze fra l’opera dell’artista e quella di altri due appassionati di Oriente, Francesco Clemente e Luigi Ontani (il primo trascorse lunghi periodi in India studiando Teosofia a Madras), dei quali sono esposti una serie di lavori in dialogo con quelli di Boetti, indagando per la prima volta le relazioni tra le loro opere, che ridefiniscono il panorama di vitalità e di esuberanza creativa che investe la generazione degli anni Settanta. Trenta opere, molte inedite o raramente esposte, che raccontano una stagione creativa straordinaria, alla ricerca di una identità e alla scoperta di mondi lontani e affascinanti.

La mostra è anche occasione per il Dipartimento Educazione del MAXXI di proporre un nuovo laboratorio didattico per famiglie. Sabato 26 gennaio, 2 e 9 febbraio alle ore 16.00 adulti e bambini scoprono insieme le “regole del gioco” di Alighiero Boetti attraverso le opere in mostra.

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