Sorrisi&paillettes, c’è Priscilla

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Centonovantamila biglietti venduti al suo debutto italiano a Milano. Sei mesi di repliche con un’ultima settimana di sold out. Primo musical in classifica quanto a vendite sul circuito Ticketone. E poi quattrocentomila visualizzazioni del sito ufficiale e oltre diciottomila fan su Facebook. Basterebbero i soli numeri a far capire l’entità del fenomeno “Priscilla – La regina del deserto”, in scena da stasera al 10 febbraio al Teatro Brancaccio.

La verità però è che l’opera di Stephan Elliot e Allan Scott, tratta dall’omonima commedia cinematografica del 1994 (trionfante agli Oscar e al festival di Cannes) è divenuta sin da subito un cult soprattutto per la genialità di una sceneggiatura pop e anticonvenzionale: un inno alla tolleranza e all’abbattimento dei pregiudizi – specie quelli sessuali – cantato, urlato e ballato sempre e soltanto con il sorriso sulle labbra.

Lo spettacolo, così come la pellicola, racconta del transessuale Bernadette, del travestito Tick con moglie e figli, di Adam detto Felicia. La loro è un’esilarante avventura on the road in Australia dove, grazie a un ingaggio, porteranno il loro strampalato eppure imperdibile show di drag queen. Con una colonna sonora assolutamente anni Settanta, tra Abba e Ritchie Family, i tre cantano, danzano sulle zeppe e sfoggiano le loro paillettes e i loro ingombrantissimi boa di struzzo, combinando non pochi danni qua e la per la terra dei canguri.

E Priscilla dov’è? Semplice: sempre con loro. Perchè a dispetto di ciò che si possa pensare, il titolo dell’opera si riferisce al nome del pullman con cui gli amici-colleghi si spostano: molto più che un semplice veicolo di trasporto. Questo bus è infatti la cornice della loro storia, la casa dove si rintanano, l’armadio dove si trasformano in regine, il mezzo per raggiungere l’obiettivo: il contratto di lavoro che li attende nella cittadina di Alice Spreeng.

Il musical di Priscilla porta in scena un cast di artisti incredibili a partire dall’affiatato trio Bernadette (Simone Leonardi), Tick (Antonello Angiolillo) e Adam (Mirko Ranu ). Sulla scena si alternano 500 costumi sfavillanti, 60 parrucche e 150 paia di scarpe fatte su misura per uomini en travesti. Le canzoni scelte sublimano i momenti più ficcanti dell’epopea; su tutte, in particolare, spiccano le hit internazionali “I will survive”, “What’s love got to do with it”, “Hot stuff” e “Go west”. La regia di Simon Phillips fa il resto, smorzando i momenti piu  malinconici del film per porre l’accento sulla voglia di vivere e sul grandioso messaggio di apertura mentale e fratellanza che animano proprio la pellicola di Elliott e Scott.

Insomma, un evento teatrale in puro stile Broadway che oltre all’affinata macchina del trucco e parrucco – indispensabile in un musical di questo genere – sembra quasi avvalersi di veri e propri effetti speciali degni del grande schermo. Basti pensare alla rilevanza scenografica di Priscilla, la corriera simbolo della storia. Pesa quasi 6 tonnellate, la sua lunghezza e di 7 metri e mezzo, ha 3 ascensori al suo interno. E una miriade di led la ricoprono e la fanno luccicare.

Fra. Ga.