La Ricotta: passione di un poverocristo

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Si sta girando un film sulla Passione di Cristo. Ci sono tutti, dal regista ispirato ma scollegato dalla realta  al giornalista manovrato e manovrabile, passando per il produttore e le comparse, la Maddalena e Gesu  Cristo. “La Ricotta” di Pier Paolo Pasolini e un racconto del ’64 portato al cinema da Bini e ora a teatro nella versione di Antonello Fassari e Adelchi Battista. In scena al Vascello dal 25 al 27 gennaio, la pièce ha come vero protagonista uno dei ladroni appesi alla croce come Cristo, il ladrone buono, e dunque anche l’attore che è chiamato a interpretarlo nell’ipotetico film in via di realizzazione. L’interprete in questione, assunto a giornata dalla produzione cinematografica, ha lasciato il suo cestino col pranzo alla moglie e ai sette figli.

Lui, cresciuto nelle borgate romane tanto care alla sensibilita  artistica di Pasolini, deve ora trovare una soluzione per il suo pranzo. Sara  una ricotta a dargli soddisfazione, se ne cibera  in modo vorace, per attenuare quella fame dei piu  poveri che Pasolini amava rappresentare come atavica, immensa, insaziabile.

La,  appeso alla croce, sotto il sole a picco del primo pomeriggio, il ladrone buono che tutti chiamano Stracci vedra consumarsi la sua personalissima passione. Ma senza resurrezione. «Ebbene, io voglio qui dichiarare che comunque si prenda “La Ricotta”, la storia della Passione, che indirettamente essa rievoca, e per me la piu  grande che sia mai accaduta, e i testi che la raccontano sono tra i piu  sublimi che siano mai stati scritti», scriveva Pasolini. Con il desiderio di rendere omaggio al maestro della cultura italiana, scomparso drammaticamente il 2 novembre del ’75 ucciso al lido di Ostia, va in scena uno dei testi che egli amo  di piu . Fassari, romano doc, ha abituato il suo pubblico a giocare coi registri, ora comico ora drammatico.

Proprio come “La Ricotta”, tutta giocata tra l’Assoluto e la polvere, la grazia e la miseria, il divino e il reale. Il legame tra Fassari e questo testo e  molto profondo e strutturato, fin dalla sua prima rappresentazione quasi dieci anni fa al Festival di Todi, dove incanto  il pubblico con la speciale formula interpretativa che era riuscito a creare, librata tra i misteri divini e le miserie umane.

Daniele Stefanoni