Rolando Ravello racconta la periferia romana

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Una storia unica, per cinema e teatro, con un protagonista assoluto: Rolando Ravello. L’attore romano, classe ’69, sta girando l’Italia con la tournèe dello spettacolo “Agostino”, in cui interpreta magistralmente una decina di personaggi.

Un testo scritto da Massimiliano Bruno, e con le musiche di Mannarino e la regia di Gioielli, che ha debuttato nel 2008 all’Ambra Jovinelli, e che un paio di settimane fa è approdato anche sul palco del “Vittorio Veneto” di Colleferro (dove domenica 27 gennaio, tra l’altro, arriverà Lucrezia Lante Della Rovere con “Come tu mi vuoi” di Pirandello).

Sul grande schermo, invece, Ravello vestirà i panni di Agostino nel film “Tutti contro tutti” (nelle sale dal 28 febbraio), opera che segna anche il debutto dell’artista capitolino nel ruolo di regista e sceneggiatore. «La vicenda è tratta da un fatto di cronaca accaduto a Tor Bella Monaca – racconta – ma ben si adatta a qualsiasi periferia di Milano, Napoli o Palermo».

Agostino esce di casa con tutta la sua famiglia, la moglie (nel film è Kasia Smutniak), i due figli Erica e Lorenzo, il nonno (Stefano Altieri) e la famiglia del cognato Sergio (Marco Giallini) per andare alla comunione del piccolo Lorenzo. Al rientro trova però la propria casa occupata da un’altra famiglia. L’unica scelta possibile è di stare nel pianerottolo e provare a riprendersi l’appartamento, iniziando una guerra tra poveri.

«Una guerra per far valere un diritto che spetterebbe a tutti: un tema attualissimo» spiega Ravello, che però avverte: «Film e monologo hanno un finale diverso. Non voglio fare la morale, ma solo raccontare una storia che credo sia vicina a molti, specie in un periodo di crisi come questo. Si tratta di una commedia a tratti drammatica, ma ha calore, fa bene al cuore e spero che riesca ad avvicinare il pubblico e a creare un’empatia, così gli spettatori usciranno dalla sala soddisfatti e con qualcosa dentro. Ecco io provo a raccontare quel qualcosa di più. La gente vuole emozionarsi, ed è quello che voglio anch’io».

La prima volta di Ravello “regista”, un’esperienza che vuole ripetere. «E’ stata una liberazione. E’ un ruolo in cui non indossi una maschera come fa l’attore, sono io con il mio mondo, le mie emozioni. E’ un po’ come scoprirsi, mettersi a nudo».

Ravello, che ha esordito con i film di Scola, è noto anche per essere stato il volto di Marco Pantani nell’omonima fiction del 2006. «Mi piace interpretare le storie perché sono attento a tutto ciò che ci circonda. Anzi, più un personaggio è complesso e più mi diverto». Il suo pensiero poi va al cinema italiano. «Quando una società vive un disagio c'è sempre un risveglio dell’arte. Mi auguro che questa crisi scuota il meglio che c’è dentro ogni artista».

Gianna De Santis