Duecento anni di Orgoglio e Pregiudizio

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Èuna verità universalmente riconosciuta che uno scapolo largamente provvisto di beni di fortuna debba sentire il bisogno di ammogliarsi”. Le parole di Jane Austen, tratte da uno dei romanzi più amati al mondo, Pride and Prejudice, hanno duecento anni esatti ma non sembrano invecchiate di un giorno. Un libro antico, Orgoglio e Pregiudizio, pubblicato per la prima volta dall’editore Egerton il 28 gennaio 1813, e che affascina ancora. All’autrice è stata persino attribuita la maternità del romanzo moderno femminile, conosciuto come chick lit (più o meno la letteratura delle pollastrelle) in cui la protagonista è una donna giovane, un po’ controcorrente, post femminista, anche in carriera, ma obbligatoriamente ironica e autoironica. A suo modo e ai suoi tempi, Lizzy Bennet, protagonista di Orgoglio e Pregiudizio, è proprio così, ma c’è qualcosa di più. Altrimenti come si spiegherebbe che il giorno del “compleanno” del romanzo i tweet legati a #orgoglioepregiudizio e #prideandprejudice invadono il web, diffusi poi da twittaroli eccellenti.

Qualche esempio? La scrittrice Tracy Chevalier (quella de La Ragazza con l’orecchino di perla, per intenderci) invece di incitare alla lettura del suo nuovo libro appena uscito scrive: “Thank you, Jane” e mentre Il Post di Luca Sofri annuncia che c’è a disposizione dei lettori una versione del romanzo scaricabile gratuitamente in pdf (a vedere tutte le citazioni che si incrociano sembrerebbe che nessuno ne abbia bisogno), addirittura il premio letterario per inediti più famoso d’Italia si scaglia contro un altro grande scrittore, Mark Twain, colpevole di una stroncatura nei confronti dell’amatissima (non da lui) Jane: “Tutte le volte che leggo Orgoglio e Pregiudizio mi viene voglia di disseppellirla e colpirla sul cranio con la sua stessa tibia”. Il Premio Calvino si dissocia: “Le nostre vite di lettori sono iniziate 200 anni fa con #orgoglioepregiudizio”. Così viene da pensare che l’epoca moderna non sia così priva di calore e di magia come qualcuno ama ripeterci, se un romanzo vecchio di duecento anni, scritto da una zitella della provincia inglese che parla di un mondo perduto, si trova a suo agio anche imbrigliato in 140 caratteri. I sogni degli uomini e delle donne, le aspettative, i sentimenti non sono poi cambiati di molto.

Elisa Isoardi