Il musical del sor Marchese

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Alfiero Alfieri, ultimo campione del teatro dialettale romanesco che ha il suo massimo esponente nel compianto Checco Durante, torna a vestire i panni di un simbolo di Roma e della sua cultura: il Marchese Onofrio del Grillo, duca di Bracciano, guardia nobile e Cameriere segreto di sua Santità Pio VII, personaggio radicato nella storia della capitale e diventato famoso sul grande schermo grazie all’interpretazione di Alberto Sordi protagonista nel film di Mario Monicelli.

Da stasera al 3 marzo, “Er Marchese der Grillo” va in scena al teatro Greco in una versione assolutamente inedita: quella del musical. La commedia, tratta dal testo originale di Domenico Berardi (con qualche riferimento all’opera cinematografica di Monicelli), è ormai da più di dieci anni uno dei cavalli di battaglia di prosa di Alfiero Alfieri. La storia, anzi le storie che vengono raccontate prendono vita in in una Roma Papalina ormai decadente città santa dei papi, una Roma cortigiana e baciapile: la Roma del boia e del carnevale, delle famiglie di antiche nobiltà, dei porporati, dei sagrestani e dei popolani che risolvono le liti a “puncicate”.

In questa Roma colorita, spietata, cinica, una “metropoli paesana” che costringe gli ebrei nel Ghetto e che spesso e volentieri li porta pure alla gogna, a fare la parte del leone è naturalmente “er sor Marchese”, personaggio principale – reale, storicamente documentato e leggendario al tempo stesso – che si muove, quasi salta, con disinvoltura sconvolgente dalla fastosità delle chiese barocche e le pecore al pascolo in mezzo ai ruderi del Foro.

Un marchese “uno e bino” che prima porta papa Pio VII sulla sedia gestatoria e poi, un attimo dopo, è lì che si diverte ad architettare scherzi crudeli ai danni del povero falegname Aronne Piperno – onesto “giudio” che ha come unico torto l’appartenere alla religione di Abramo – o di Gasperino er Carbonaro, vittima dello scherzo forse più famoso del marchese (e che vede Alfieri districarsi nelle vesti duplici di nobile e popolano).

Completano il quadro una pletora di personaggi romaneschi: la famiglia del marchese, lo zio Terenzio, la madre, la moglie Olimpia, i servitori, tutti coinvolti più o meno consapevolmente negli scherzi del protagonista, fedele al motto «Er Grillo del Marchese sempre zompa. Chi zompa allegramente bene campa».

Chiara Cecchini