Velia Lalli: «Faccio la comica grazie al maglione blu di mia mamma»

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La famiglia, la scuola, la parrocchia, il pianoforte, la comunione, il coro da camera, gli studi di lirica, la musica jazz, la danza classica, il liceo classico, la cresima, l’università, la laurea, il lavoro, il ruolo in un’importante multinazionale, la carriera. Il futuro. Mancavano solo i figli a lezione di tennis, un marito e il cane al parco. Non fosse stato per il cardigan blu di sua madre. «Lei, che è una donna tutta d’un pezzo, lo porta pure a casa, sopra la gonna ovviamente».

Per Velia Lalli – che stasera e domani presenta al Publisher Music Pub il suo scorrettissimo one woman show – quel maglione rappresenta il simbolo di un’educazione borghese e cattolica asfissiante. A tal punto asfissiante da scatenarle dentro una rivoluzione. «A trentun’anni mi sono ritrovata ingegnere elettronico e col posto al caldo in un’azienda a cinque stelle. Una vita perfetta. Che però non era la mia. Così un giorno ho mollato tutto. “Faccio la comica”. Quando l'ho detto a mia madre voleva suicidarsi. “Ma come, con tutti i sacrifici che abbiamo fatto!”. Sacrifici? Manco l’avesse dato lei l’esame di Fotonica».

Ora, otto anni dopo, la romana classe 19… – «non t’azzardà a scrive l’età eh, che poi quando divento famosa per davvero me la devo spuntà de ’na decina d’anni almeno» – la romana “di classe”, dicevamo, racconta la sua vita contromano ad ogni esibizione. Una vita piena di contraddizioni per una che è salutista ma divoratrice incallita di merendine cancerogene, romantica ma coi preservativi a portata di borsetta, gentile ma sempre pronta alla rissa in mezzo al traffico. «Simpatica almeno quanto stronza». E capace, nelle sue stand up comedy, di mettere in scena la messinscena più antica del mondo in un modo nuovo, in un modo immondo. Sostituendo, sul palco, l’ostia sacra con una profana Pringle. 

«Il corpo di Cristo». Amen. «No, croc».

Francesco Gabriele