Sanremo, da domani si canta ma la politica ruba la scena

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Al Festival di Sanremo la politica ruba la scena alle sette note. Alla vigilia del via alla kermesse, il padrone di casa Fabio Fazio prova a riproporre la sua idea di una rassegna che riporti la musica in primo piano, ma il tentativo dura il tempo di esporre la formula della gara: due canzoni per ognuno dei 14 big, una viene eliminata, il cantante resta in gara.

Fine della musica, nella conferenza di vigilia tengono banco le polemiche politiche. Silvio Berlusconi oggi ha detto che se il Festival diventerà un Festival dell'Unità, il 50% degli italiani non pagherà il canone. Fazio risponde prima con ironia – “fa ancora in tempo fino al 28 febbrao con una piccolissima sanzione” – poi si fa serio e aggiunge, “non è che siccome ci sono le elezioni il resto della nostra esistenza si ferma. Credo che siccome la politica deve occuparsi della nostra vita e non il contrario, il Festival e la politica non sono incompatibili. E poi serve rispetto per il pubblico, che è in grado di comprendere e decodificare le battute e la satira”.

Interviene anche il direttore di Rai Uno, Giancarlo Leone. “C'è la percezione sbagliata di un Festival che vuole entrare a piedi uniti sulla politica, ma non sarà cosi”'.

Non perde il suo stile Luciana Littizzetto: “In questo Paese dove tutto è fatica, brutte notizie e pesantezza, l'idea di avere uno spazio di liberazione è anche terapeutico. In una sala stampa inevitabilmente scioccata dalla notizia del giorno, le dimissioni di Benedetto XVI, c'è stato il tempo anche di ricordare alcuni dei momenti della serata d'apertura di domani. Due su tutti: l'intervento di Maurizio Crozza (“Non so cosa dirà, quello che vuole”, ribadisce Fazio) e Toto Cutugno, sul palco dell'Ariston col coro dell'Armata Rossa. (asca)