Sanremo canta romano

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All’inizio fu il Folkstudio, il locale nato nel ’60 in via Garibaldi, a Trastevere, dove nel ’62 si esibì il ventunenne Bob Dylan davanti a 15 persone. Vennero gli anni di De Gregori e Venditti e nacque la scuola romana, esaltante stagione del cantautorato italiano. Una scuola che nel tempo si e  rinnovata, se e  vero che il vessillo della canzone d’autore italiana di oggi, su un palco comunque rappresentativo quale l’Ariston di Sanremo, da stasera lo isseranno solo cantautori capitolini: Daniele Silvestri, Max Gazze  e Simone Cristicchi.

Non male per una “seconda generazione” che dimostra buona salute, specie se a questi nomi si aggiunge anche quello di Niccolo  Fabi, autore di “Ecco”, uno degli album piu  belli dell’anno. Loro sono cresciuti al Locale di vicolo del Fico e hanno da sempre riempito le loro canzoni con Roma e le sue atmosfere. Tutti quarantenni, o quasi, amici e con molte cose in comune, non ultima la data di uscita dei loro nuovi progetti discografici: il 14 febbraio. Daniele Silvestri torna a sei anni dal successo della sua ultima partecipazione con “La paranza”, portando sul palco dell’Ariston “Il bisogno di te (Ricatto d’onor)” e “A bocca chiusa”, brano che contiene un verso, «Fatece largo che… passa il corteo», che piu  che una citazione e  un marchio di romanita.

A questo si aggiunga che il regista del videoclip del brano sara  un altro moderno Rugantino, Valerio Mastandrea, e il cerchio si chiude. “Mi manchi” e “La prima volta (che sono morto)” sono invece i due brani con cui Simone Cristicchi approda alla 63esima edizione del Festival della Canzone Italiana dopo aver vinto nel 2006 con “Ti regalero  una rosa”.

Preludio al cd “Album di famiglia”, le canzoni del piu  surreale del gruppo parlano d’amore e di un paradiso alternativo, dove Pertini gioca ancora a carte e Pasolini gira il suo nuovo film. Con “Sotto casa” e “I tuoi maledettissimi impegni”, di cui e  autore insieme al fratello Francesco, Max Gazzé torna per la quarta volta sul palco del Teatro Ariston.

Lui rappresenta l’anima internazionale di Roma: ci e  nato ma poi ha vissuto suonando in giro per l’Europa, tornandoci con il suo bagaglio di bassista e cantautore solo nel ’91. La sua partecipazione, molto attesa dopo l’ottima performance del 2008 con “Il solito sesso”, servira  a lanciare la nuova raccolta di inediti. Una squadra agguerrita, dunque, quella dei romani. E se le quotazioni per la vittoria finale di uno di loro sono basse, certamente si giocheranno la partita del premio della critica. 

Simone Fattori

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