Marco Mengoni, dedicato a Tenco. La svolta sanremese

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La svolta vera nel festival di Marco Mengoni è arrivata nella serata di venerdì, quella dedicata alla storia di Sanremo. Sale sul palco con il complesso del “prodotto dei talent”, marchio che – come gli dirà Fiorello via twitter, facendo un’analogia con il suo marchio di “animatore di villaggi” – difficilmente riuscirà mai a togliersi di dosso.

Mengoni Marco da Ronciglione canta “Ciao amore ciao”, canzone che Luigi Tenco presentò al Festival la sera del 26 gennaio 1967. Allora il brano fu eliminato e quella stessa notte Tenco si suicidò, lasciando un biglietto che era un pesante atto d’accusa per il festival. L’interpretazione è pressoché perfetta e Marco alla fine è sinceramente commosso.

Poco più di 24 ore dopo, nell’affollata conferenza stampa finale dove si presenta come vincitore, parlerà ancora di Tenco. «Dedico la vittoria a tutte le persone che mi hanno sostenuto e continuano a farlo. La dedico a Luigi Tenco e ringrazio la sua famiglia per aver mandato degli auguri sentiti».

In queste 24 ore è racchiuso il motivo della vittoria di questo 25enne della provincia viterbese, arrivato all’attenzione del pubblico per aver vinto la terza edizione di X Factor, l’ultima prodotta da Rai Due prima del passaggio a Sky. Allora colpì la sua voce, potente e sicura, con frequenti scivolamenti sul falsetto. Seguì un album di successo e l’inevitabile stallo. Marco sa che questa partecipazione al festival, la seconda, è decisiva per la sua carriera.

Troppi “figli dei talent” hanno vissuto brevi stagioni di successo prima dell’oblio, e il confine con la consacrazione spesso si gioca per pochi voti. Ha presentato due canzoni, e dopo la prima serata la giuria e il televoto scelgono “L’essenziale”, brano scritto da lui stesso insieme a Roberto Casalino, a scapito dell’altro pezzo firmato Pacifico-Nannini. Al primo rilevamento parziale, mercoledì, Marco è subito risultato primo, ma non si è lasciato andare. «Sono molto contento – ha commentato giovedì mattina – anche se si tratta solo di una prima indicazione, che potrebbe essere facilmente ribaltata dalla giuria di qualità». E di nuovo torna a galla il complesso da “prodotto di talent”, e la paura di non piacere alla critica.

Paura espressa a chiare lettere nello sfogo successivo alla vittoria. «Senza far paragoni, i cantanti che escono dai talent show spesso sono oggetto di razzismo. E subiscono ingiustizie non tanto nei propri confronti ma nei confronti del pop. In fondo le canzoni di musica leggera devono essere giudicate dal popolo, l’unico che può farlo. Da parte mia – ha concluso in sala stampa dopo la vittoria – sono contento, mi sembra di essere un po’ cresciuto».

Simone Fattori