L’analisi di coscienza di Bettino Craxi

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Prima lo scandalo del finanziamento ai partiti, poi la tempesta che travolse le principali formazioni politiche allora in campo, il lancio di monetine, le folle che inveivano. Era la fine della Prima Repubblica, gli anni Novanta erano cominciati da un soffio e la classe politica andava incontro a uno dei più profondi rimodellamenti che si ricordi.

Al teatro Ambra alla Garbatella di piazza Giovanni da Triora 15 va in scena “Hammamet”, un tuffo nel passato, un racconto dei fatti che hanno coinvolto l’uomo di spicco in Italia di qualche decennio fa: Bettino Craxi.

Con la consulenza storica di Mattia Feltri, giornalista del quotidiano “La Stampa”, nasce uno spettacolo che vuole costituire una rilettura critica in cui i fatti, osservati da sinistra, portano alla luce tutta la controversia e la complessita  di quegli avvenimenti. Una sorta di auto-analisi guida Bettino (Roberto Pensa) a rileggere le ragioni di ciò che ha fatto e gli errori che ha commesso, con un occhio attento al contesto di quell’epoca. Accanto alla recitazione, molto introspettiva e affidata al potere catartico della parola, musica e danza portano l’accento sugli snodi vitali della vicenda.

Massimiliano Perrotta, autore e regista della pie ce, la immagina priva dei tratti giornalistici o di inchiesta politica. Non ci sono torti né ragioni da appurare, non c’e apologia né condanna da mettere in atto. Per questo ci penseranno la storia e l’analisi politica. La formula e un grande esame di coscienza di un personaggio che dialoga col pubblico e, indirettamente, di una intera epoca che si guarda allo specchio. E proprio qui sta la vitalità del testo. Comunque uno la pensi su vicende – ufficiali e ufficiose – avvenute allora, la domanda che nasce spontanea e  se si tratti di una pagina del nostro passato che risulta definitivamente archiviata.

Le logiche della politica, la ragion di stato, gli oneri e le incombenze della classe dirigente opposti al sentire morale comune sono alcuni dei punti focali della recentissima ondata di antipolitica che ha smosso l’opinione pubblica. Niente di più e niente di meno di quanto riuscì a fare, più di vent’anni, lo sdegno generalizzato nei confronti di fatti e misfatti che vedevano protagonista la nostra classe dirigente. Uno sdegno che riuscì a decretarne il ricambio.

Daniele Stefanoni