L’Oscar giovane liquida il vecchio Spielberg

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Dopo un Sanremo di qualità non poteva mancare l’Oscar di qualità. Quest’anno le statuette più ambite sono state assegnate a film che trattano temi seri e impegnativi.

Durante la serata il conduttore Seth MacFarlane, autore dei Griffin, si è collegato direttamente con la Casa Bianca. E lí, in abito di paillettes argento cangiante e super elegante, la first ladie Michelle Obama (che in questo periodo fra balletti in tv e dichiarazioni del tipo «vorrei fare la conduttrice televisiva», sembra un tantino confusa) con la busta in mano annuncia: «Categoria miglior film, the winner is Argo!». Il film con il quale Ben Afflek ha debuttato come regista, una storia patriottica che tratta la liberazione di sei diplomatici americani dall’Iran in rivoluzione nel 1979.

Deluso e un po’ incredulo Steven Spielberg che con 12 nomination si è portato a casa “soltanto” due statuette, una delle quali a Daniel Day Lewis come miglior attore.

Povero Spielberg! Che sia stato l’Oscar della rottamazione? In un certo senso sì. Laura Delli Colli, critico cinematografico, l’ha definito un “Oscar giovane”, sia per la vittoria di Ben Afflek per il suo debutto da regista, sia per la candidatura della giovane Quevenzhané Wallis, di soli 9 anni, come miglior attrice, statuetta che poi è andata alla povera Jennifer Laurence, inciampata sulle scale al momento del ritiro del premio con “Il lato positivo” (anche se in questo caso l’unico lato positivo è stato che non s’è fatta male).

Per il resto nessun colpo di scena, nessun bacio omosex sul palco come l’anno scorso tra George Clooney e Billy Cristal. Una tranquilla, pacata e un po’ lunga serata degli Oscar. Ma alla fine, cos’è la qualità? Che sia diventata un’epidemia a livello mondiale?

Elisa Isoardi