Un Paese per Capitale, la Roma in bianco e nero fotografata da Mario Carbone ed Emilio Gentilini

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La Roma che non c’è più, sepolta soltanto nei ricordi di chi c’era, torna in vita grazie alle fotografie della mostra “I volti, le pietre, la città. Mario Carbone – Emilio Gentilini”, che raccoglie oltre un centinaio di immagini provenienti dal Museo di Roma in Trastevere e dalla collezione privata dell’archivio di Carbone.

Attraverso le fotografie, fra cui alcune inedite scattate tra il 1952 e il 1985, riemerge dal passato una Roma pittoresca e insolita, quella della vita rionale e quasi “paesana” di uno dei suoi quartieri simbolo come Trastevere fino a quella artistica e avanguardista delle cantine teatrali e delle grandi manifestazioni politiche. Emilio Gentilini si concentra su Trastevere negli anni Settanta. Sono passati appena quarant’anni ma le immagini di Gentilini restituiscono un mondo completamente diverso, luoghi, oggetti e figure ormai dimenticate.

Se ora piazza Mastai è un salotto, restaurata e tirata a lucido, fino a non molto tempo fa c’erano ancora le lavandaie che venivano a farci il bucato. A via della Luce non c’erano wine bar, ristoranti o locali, ma si andava a fare due chiacchiere all’osteria di Carlone, mentre a piazza Santa Maria in Trastevere passava la raccoglitrice di cartoni e a piazza Trilussa le vecchine tiravano la carretta. Operosità, disperazione, religiosità e socialità sono i temi raccontati da Gentilini, per una vita passata in strada a contatto con la gente, giocando a “zecchinetta” o ballando il “saltarello” a vicolo del Leopardo accompagnati dal suono di un mandolinista ambulante.

Mario Carbone riporta in vita la Roma spirituale, quella dei pellegrini in piazza San Pietro, con un parroco a fare da cicerone, e al santuario del Divino Amore ma anche il lato modaiolo e delle strade dell’arte come via Margutta. Il suo sguardo scopre un banale litigio tra innamorati all'Isola Tiberina, dalla gestualità prepotentemente romanesca, ma cattura anche l’atmosfera tesa e palpitante di una manifestazione di piazza con un Marco Pannella d’antan, insieme agli interni fumosi delle cantine teatrali e dei garage adattati a palcoscenici nella grande stagione dei teatri d’avanguardia romani a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta.

Chiara Cecchini