Maurizio Lastrico in “Facciamo che ero io”

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Domani, 16 luglio a Villa Celimontana, per “I Concerti nel Parco”, in scena un grande protagonista di Zelig 2013, Maurizio Lastrico, uno dei giovani comici di maggior talento nel panorama nazionale, in “Facciamo che io ero io”, per la regia di Giole Dix. Un monologo in cui intreccia resoconti sulle sue origini, cronache su incontri e personaggi del presente, riflessioni su sogni e sfide per il futuro. Attraverso la qualità dei testi e una grande energia comunicativa, il comico riesce a conciliare lo stile frammentario e folgorante delle sue fortunate esibizioni televisive con la sua indole di attore teatrale. Lastrico possiede una rara vis comica che gli permette di far ridere grazie a parole che prendono letteralmente corpo.  

Ecco di seguito un estratto dalle note di regia di Gioele Dix: “Nel teatro ci sono leggi non scritte che regolano da sempre i rapporti fra chi sta sul palco e chi si trova in platea, una sorta di patto basato sulla mutua fiducia. Ecco, quando Maurizio Lastrico entra in scena, il pubblico si predispone istintivamente a ridere, perché capisce che è arrivato un attore comico di cui si può fidare. E subito si lascia conquistare dalla sua elegante figura dinoccolata, dalla sua originale e ariosa gestualità, da quella particolare fisicità che lo contraddistingue, generosa, a tratti debordante.

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In Facciamo che io ero io, Maurizio Lastrico costruisce un racconto teatrale dal peso specifico molto superiore a quello di un puro monologo d’intrattenimento, grazie ad una lingua mai sciatta e a una recitazione consapevole dei propri mezzi. In tale contesto, il suo “marchio di fabbrica”, gli endecasillabi danteschi che lo hanno reso famoso, appaiono come il linguaggio più adatto a descrivere ed esorcizzare i disagi della contemporaneità, una sorta di alfabeto musicale e letterario per comporre il mosaico di inferni e purgatori quotidiani. Nell’attesa, forse vana, di qualche saltuario sprazzo di paradiso”.