Musica, Mick Jagger domani compie 70 anni

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«Eravamo giovani, belli e stupidi. Ora siamo soltanto stupidi». Tutto si può dire di Mick Jagger, la più celebrata delle star del rock, che domani compirà la bellezza di settant'anni. Ma non che difetti di sincerità nelle risposte che è solito dare alle migliaia di giornalisti che lo intervistano e lo hanno intervistato. Come quando, parlando a proposito dello stile di vita non esattamente da educande che lui e i suoi compari avevano abbracciato, disse che «va benissimo lasciarsi andare, finchè resti nella condizione in cui puoi riuscire a tornare indietro».

Nato a Dartford, piccolo comune del Kent a sole 16 miglia da Londra, il 26 luglio del 1943, già a sette anni fece l'incontro con l'amico insieme al quale avrebbe cambiato parecchie cose, nelle loro vite, ma anche nel mondo della musica, Keith Richards. Dopo aver frequentato l'asilo comunale, i due si rincontreranno nel 1961 a Londra, scoprendo una passione in comune: il rhythm and blues. Chissà se avevano lontamente immaginato dove sarebbero arrivati, fondando i Rolling Stones (nome ripreso da una canzone di Muddy Waters) insieme ad altri tre ragazzacci di strada, Brian Jones, Bill Wyman e Charlie Watts.

Cinquant'anni dopo quella irripetibile stagione siamo ancora tutti qui a celebrare una delle band più influenti della storia, partita dallo spensierato rock&roll anni cinquanta, rivisto e corretto da un canto aggressivo, continui riferimenti al sesso e alle droghe pesanti. Jagger è passato attraverso parecchi incubi, la dipendenza dalla droga, la morte del chitarrista Brian Jones, la separazione e le successive reunion con i vecchi compagni di strada, una vita sentimentale burrascosa a fianco di tantissime donne, prima fra tutte Marianne Faithfull, la compagna degli anni ruggenti, due matrimoni e sette figli, il rapporto di amore-odio con Keith Richards. «Quando arriverò a trentatre anni smetterò.

Quella è l'età in cui uno dovrebbe fare qualcos'altro. Non voglio fare la rockstar per tutta la vita. Non potrei sopportare di finire come Elvis a cantare a Las Vegas con le casalinghe e le vecchiette che arrivano con la busta della spesa», disse una volta. Poi si sa, si invecchia e si cambia idea facilmente. Ora, mentre lui è sempre capace di cantare e dimenarsi sul palco come se il tempo non fosse davvero passato, c'è chi ricorda la sua «simpatia per il diavolo» e si chiede come abbia fatto a stringere un patto con Belzebù. (asca)