Pep Guardiola e Josè Mourinho sono i Duellanti di Paolo Condò

Il libro, edito da Baldini & Castoldi, è un occhio (in)discreto nel mondo dei due allenatori all'epoca sulle panchine di Barcellona e Real Madrid: quattro partite di fuoco in 18 giorni nell'aprile del 2011

0
4671

Se ami il calcio non puoi restare indifferente davanti al campionato spagnolo, fatto di grande gioco, di stadi immensi e di campioni. Se ami il calcio due allenatori come Pep Guardiola e Josè Mourinho prima o poi ti fanno cadere nella loro trappola e finisci per amarli o odiarli*, ma di certo non smetti di seguirli ovunque andranno.

E sono proprio loro due i Duellanti di Paolo Condò, commentatore sportivo dei programmi Sky, columnist della Gazzetta dello Sport, e unico italiano a votare per il Pallone d’Oro. Il libro, sarebbe meglio dire romanzo, edito da Baldini & Castoldi (220 pagine, 15 euro), è un vero e proprio occhio indiscreto e discreto allo stesso tempo, perché ti racconta tutti i retroscena dei quattro scontri tra Barcellona e Real Madrid – campionato, finale di Copa del Rey e Champions League – che nell’aprile del 2011 catalizzarono l’attenzione del mondo intero per 18 giorni.

Condò è discreto nel narrare gli episodi, perché è lì che guarda e ascolta e tu lettore sei lì con lui, ma è una presenza che non disturba, anzi ti regala un posto in prima fila da osservatore privilegiato. Indiscreto allo stesso tempo perché ti porta a scoprire retroscena impensabili: conferenze stampa, parole di fuoco dette e non dette, abitudini e scaramanzie.

Paolo Condò entra quasi nella testa dei due tecnici e ti offre il loro pensiero, forse come non avresti mai pensato sbirciando solo le partite in tv. Perché il calcio spesso è una guerra, ma la battaglia non si gioca solo sul campo, ma anche fuori, su altri terreni. E d’ora in poi ogni nuovo duello tra i due, in questa stagione si riproporrà in Inghilterra, non sarà più visto con gli stessi occhi.

*Inutile negare che c’è chi è del partito pro Josep Pep Guardiola e chi invece sostiene ­José Mourinho, più riservato e pacato il primo, più pungente con le parole il secondo. In Italia Guardiola ha giocato un anno con la Roma ma non ha lasciato ricordi indelebili, ma molti tifosi “veri” rossoneri lo hanno apprezzato quando ha preso le difese del capitano Maldini durante la sua ultima partita (fu fischiato dalla sua curva nel giro d’onore di addio al calcio). Gli ha dedicato la Champions League appena vinta, lasciandogli anche una porta aperta nella sua squadra e nel suo club, che allora era il vincente Barcellona. Mourinho ha lasciato la sua impronta nella parte opposta di Milano, quella interista, regalando in due stagioni Supercoppa italiana, due scudetti, Coppa Italia e Champions League. Due modi diversi di fare, ma entrambi hanno vinto molto in carriera. E tanto ancora avranno da regalare al mondo del calcio, fuori e dentro il campo!