A Spoleto tutto il mondo in arte, cultura e spettacolo

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E’ a metà del suo percorso il Festival di Spoleto che si concluderà il 16 luglio, 17 giorni di grande spettacolo con 90 titoli e 174 aperture di sipario: opera, musica, danza, teatro, numerosi eventi speciali e mostre d’arte.

Sotto la guida di Giorgio Ferrara, il Festival di Spoleto è cresciuto di anno in anno, contando 80.000 presenze nel 2016. Ciò ha contribuito a rafforzare l’attenzione delle istituzioni, degli artisti, degli operatori, delle aziende, dei media nei confronti della manifestazione che  è ormai un  evento di risonanza mondiale che attira molte presenze da tutta Italia, dall’estero e in particolare dalla vicina Roma.

In una città, Spoleto,  tirata a lucido nella cornice dei suoi monumenti e delle sue strade, delle vestigia romane come l’antico teatro romano attrezzato per spettacoli di grande dimensione,  è tutto un intrecciarsi di eventi, performances ed exibitions che, come abbiamo potuto constatare, attirano un numeroso pubblico anche nelle ore più calde di questa torrida estate.  

In due giorni, nonostante il compulsivo desiderio di vedere quanto più possibile, abbiamo constato il livello culturale di questo appuntamento internazionale voluto 60 anni fa dallo scomparso compositore Gian Carlo Menotti.  Lo volle chiamare “festival dei due mondi” che negli anni i mondi  si sono moltiplicati ben oltre le due rive dell’Atlantico.  

Come ad esempio con quella compagnia di giovani cinesi che ha portato sul proscenio del Teatro Nuovo il lavoro di Dario Fo “Lui aveva due pistole con gli occhi bianchi e neri.” Prodotto dal  Meng Theatre Studio   gli attori si sono cimentati con un  testo non semplice nonostante i sottotitoli in italiano. Eppure questi giovani hanno sfondato per le capacità mimiche, quasi fisiche di questo ensemble che cantava, ballava giocava quasi con il testo in tutte le sfumature e nella melodie di una lingua a noi sconosciuta. 

Ma gli spettacoli che si susseguono da mattino a notte inoltrata presentano sorprendenti recuperi come quel HAMLETMACHINE capolavoro teatrale di ROBERT WILSON e HEINER MÜLLER autore della DDR. Una performance messa in scena dai giovani  della Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico. Concepito nel 1977 dopo il primo viaggio in America dove Heiner incontra Wilson, viene alla luce  quasi nove anni più tardi. Un’opera che stupisce per l’incredibile e innovativo impianto illuminotecnico e visivo e per la quasi totale assenza di interpretazione scenica. La prima messa in scena risale al 7 maggio 1986 sul palcoscenico del teatro della New York University con la partecipazione degli allievi stessi; la versione tedesca segnerà invece il suo debutto il 4 ottobre dello stesso anno alla Kunsthalle di Amburgo. 

Anche l’opera lirica si presenta a Spoleto con delle novità. Dopo l’apertura del festival con l’originalissima rappresentazione del  Don Giovanni di Mozart, va in scena   DELITTO E DOVERE liberamente tratto da Lord Arthur Savile’s crime – A study of Duty  di Oscar Wilde,  opera lirica in un atto con musica e libretto di Alberto E. Colla e la regia Paolo Gavazzeni, dieci cantanti e relativa orchestra.

Domenica sera invece al teatro romano la replica GRUPO CORPO Brazilian Dance companycompagnia di danza creata nel 1975 a Belo Horizonte. che risponde  a tutte quelle domande che hanno a che fare con il passaggio fra natura e cultura di un Brasile melting pot di passato e futuro, erudito e popolare, influenze straniere e colore locale, urbano e suburbano. Ritmi e corpi  che divengono arte.  

Infine le cultura che si presenta come  narrazione nelle prediche di noti teologi come monsignor Ravasi o la performance di Paolo Mieli, giornalista e storico, che partendo dal quadro di Guttuso “i funerali di Togliatti” racconta la storia del comunismo mondiale e del suo fallimento. Ma siccome i pezzi di storia sono patrimonio ancora di molte menti alla fine invita i presenti  “ancora comunisti, ex comunisti e anticomunisti” ad intonare l’Internazionale. Non ci crederete, ma al Teatro Nuovo si sono alzati tutti in pedi e l’hanno cantata.

Giuliano Longo

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