Jesters And Killers, il punk/rock che dice “si” ai talent show

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Fanno parte dell’enorme, vastissimo e variegato calderone della musica emergente italiana, hanno tante ambizioni e se necessario sono pronti a giocarsi la carta tv. I Jesters And Killers (sigla J.A.K.) vivono nell’underground di Roma coltivando un sogno fatto di accordi e canzoni, sperando nella giusta occasione per mettere in mostra il loro lavoro. E fanno bene, perchè speranza e passione sono alla base di tutto.

LA BAND E IL PROGETTO – Gianluca Carrabba (voce/chitarra), Matteo Passaretti (basso/cori), Mattia Monaco (chitarra/cori) ed Emanuele Ermacora (batteria/cori) hanno dato il via a questo progetto nel 2011, dopo che ogni componente ha maturato singole esperienze in altre formazioni. Si tratta di un progetto punk-rock che prende spunto da Green Day, Ramones, Blink 182, Rancid e Zebrahead, colossi statunitensi del genere più pazzo del mondo. Attenzione però, ai J.A.K. non piace essere etichettati in un’unica direzione: “le influenze dei Jesters And Killers sono di tipo punk-rock americano – spiega il frontman Gianlucama il nostro sound è anche fatto di altre sfaccettature, come il pop ad esempio, il che non ci cataloga in un solo settore“. La band, originaria di Albano Laziale (RM), è sotto contratto con l’etichetta indipendente romana One More Lab. Per ulteriori info, visitare la pagina Facebook Jesters And Killers – J.A.K.

IL DISCO D’ESORDIO E IL TOUR – I quattro musicisti della provincia capitolina hanno esordito ufficialmente in questa formazione con l’Ep “Brains off“, uscito il 10 marzo scorso: il disco è composto da 8 pezzi, 6 in inglese e 2 in italiano, è già disponibile per l’acquisto e ascolto su iTunes, Amazon, Spotify e i negozi di dischi locali e prossimamente uscirà sul web il videoclip del primo singolo estratto “Kick my heels up”. “In questo album – prosegue Gianluca – ci sono storie d’amore e inni all’amicizia, ma anche temi più profondi come la lotta contro la depressione e inviti a rigare dritto e tenere sempre gli occhi aperti su cosa succede nel mondo“. In cantiere c’è un tour promozionale in Italia ma il primo appuntamento importante con i J.A.K. è fissato per sabato 26 aprile, quando al Teatro Spazio 47 di Aprilia (RM) ci sarà il release party di “Brains off“. D’altronde, secondo Gianluca, “il live è il pane quotidiano dei musicisti”. Parole sante.

SÍ AI TALENT – E cosa ne pensa questa band dei chiacchieratissimi talent show? “Tanti vanno contro questi format – rivelano gli artisti – ma si tratta più di una questione di pregiudizio. É una realtà che esiste da anni e non ci si può fare niente ma esistono due tipi di talent show: quello che aiuta l’artista a mettere in mostra le sue capacità e quello che invece pensa solo a tirar fuori i personaggi televisivi, mettendo in secondo piano il punto cardine della questione, cioè la musica. Non escluderei una nostra futura partecipazione a trasmissioni del genere e infatti, se ci fosse un giorno la possibilità di partecipare a un programma serio e funzionale, non ci tireremmo indietro”.

MUSICA UNDERGROUND: COSA FARE PER EMERGERE? – Come detto, i J.A.K. vagano in un mondo che, per chi ha vere ambizioni, è un inferno paragonabile a quello dantesco, fatto sì di concerti, occasioni per esibirsi e possibilità di presentare i propri progetti, ma anche di difficoltà, rivalità e scarsità di mezzi e occasioni necessari a mettere in luce chi davvero ha talento. “Siamo tantissimi a suonare e non siamo aiutati – tuonano – ci si fa da manager da soli cercando concerti in giro, in modo autonomo, e se ci fosse una spinta in più nel far conoscere chi merita sarebbe meglio. Dietro ai nomi di Alessandra Amoroso ed Emma Marrone, ad esempio, c’è una squadra che lavora affinchè i loro nomi girino. Servirebbe maggior aiuto da parte di chi conta. Se questo non arriva ci si deve rimboccare le maniche e, se si vuole veramente fare musica, si deve trovare un modo per farlo da solo”. Non sono i primi nè saranno gli ultimi a parlare così di una situazione nota e ignorata. Giusto continuare a mandare in giro sempre le solite facce, o costruire personaggi “mangia soldi” in poco tempo, o forse è arrivata l’ora di puntare su prodotti nuovi, meritevoli e freschi, tornando a girare i live club come si faceva anni fa e dimostrare che qualcosa di buono, nell’Italia musicale, c’è ancora?

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