Quindicenne suicida a Nettuno

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Una storia agghiacciante ha sconvolto la quiete di una famiglia e di un'intera città. Ci riferiamo al suicidio di un adolescente di appena quindici anni, che domenica scorsa con un gesto estremo, ancora da chiarire, ha gettato nello sconforto i genitori adottivi e la sorella minore. Il fatto inquietante si è consumato intorno all'ora di pranzo, quando il giovane di origini brasiliane si è ucciso legandosi al collo la cinta di un accappatoio. Il ragazzo è stato trovato dai genitori all'interno di un armadio, all'interno del quale il ragazzo aveva legato la corda sui bastoni appendiabiti.

Il giovane era stato ripreso duramente dai genitori, che lo invitavano a scendere in sala da pranzo per mangiare. Negli ultimi tempi il quindicenne aveva manifestato già alcuni disagi, ad esempio fuggendo da casa più volte. Sul fatto stanno indagando gli uomini del commissariato di polizia di Anzio, coordinati dal nuovo dirigente Fabrizio Mancini. Secondo gli inquirenti rimane da appurare se si tratti di suicidio o di una simulazione di impiccagione finita in tragedia. Il ragazzo per attirare l'attenzione dei genitori avrebbe potuto simulare il gesto, anche se poi sarebbe scivolato dal pianale dell'armadio rimanendo ucciso sul colpo. Il medico legale per ora avrebbe escluso il soffocamento, ma soltanto l'autopsia potrà chiarire in modo definitivo la vicenda.

Le ultime indiscrezioni riferiscono di un forte trauma al collo, dovuto ad un inciampo fortuito. Rimane sempre molto difficile formulare ipotesi dinanzi a un fatto così grave, a tal punto che anche gli inquirenti, rispettando il dolore dei familiari, stanno mantenendo il riserbo più assoluto. Il giovane extracomunitario frequentava l'istituto tecnico industriale "Luigi Trafelli" di Nettuno e negli ultimi tempi si era applicato con buoni risultati nel mondo dell'atletica. Sembrerebbe che gli ultimi risultati scolastici avessero creato malumore nel ragazzo, spesso rimproverato dai genitori. Due stimati insegnanti del territorio, che non hanno mai fatto mancare la cura e l'attenzione per il ragazzo adottato circa quattro anni orsono.

Probabile che sul giovane abbia pesato il suo passato doloroso in orfanotrofio e la sua difficoltà di inserimento in un contesto nettamente diverso da quello a cui era abituato. La famiglia di recente si era affidata al servizio di neuropsichiatria infantile della Asl Rmh per cercare di recuperare il rapporto complicato con il figlio. Tra gli amici e i conoscenti rimane un vuoto incolmabile e una sorta di incredulità per una vicenda drammatica e beffarda allo stesso tempo.