Roma, benvenuti al cimitero dei cinema storici

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«Non ci resta che piangere», diceva il titolo di un capolavoro di Troisi ormai vent’anni fa. E davvero non è facile sorridere di fronte al dilagante smantellamento delle strutture cinematografiche romane. Una lista infinita di sale trasformatesi in negozi, sale bingo, bar e centri commerciali, che a stilarla tutta si rischia di esser ridontanti. Il Garden, il Rialto, l’America, il Pidocchietto, il Bristol.

E poi ancora il New York, il President, il Nuova Olimpia, il Paris. Nomi che messi tutti in fila sembrano fotogrammi evocativi della Roma degli anni ’50 e ’60, quella delle ormai inflazionate atmosfere degli Antonioni e dei Fellini. Ma, stereotipi a parte, quali sono le ragioni di un fenomeno in così forte espansione? Difficile dirlo, soprattutto perché la crisi riguarda segmenti della cinematografia italiana tutta, e addirittura può essere allargata anche ad altri paesi occidentali. Un problema che va esaminato sotto molte differenti prospettive: artistica, economico-commerciale, culturale e tecnologica (si pensi a TV e Internet su tutti).

Ciò che appare evidente però è il grave disinteresse delle istituzioni, che con tagli e scelte discutibili, contrappongono alla cultura di base quella dell'effimero, privilegiando i grandi eventi-spettacolo a discapito delle idee, vero volano dell’economia. Eclatante il caso del Metropolitan di via del Corso, storico cinema del 1917 chiuso a dicembre per far posto ad uno store della Benetton. Uno dei pochi a proiettare film in lingua originale con sottotitoli per non udenti, lo stabile, di proprietà della Fininvest Sviluppi Immobiliari e gestito dalla Circuito Cinema, è stato venduto per circa 30 milioni di euro, in barba alle oltre novemila firme raccolte nella petizione contro la sua chiusura presentate sul tavolo dell'assessore alla cultura Umberto Croppi.

Ma per fortuna tra studenti, cittadini e lavoratori dello spettacolo sono in molti a scendere in piazza, chiedendo alla politica di rimettere mano alla cultura. «Ci opporremo con ogni mezzo – spiega Ilenia Caleo del collettivo Zeropuntotre – Questo scempio deve terminare perchè a pagarne le conseguenze sono anche i dipendenti». Tra tanti blitz e saracinesche chiuse, però, due buone notizie: al cinema Maestoso, all’Appio-Tuscolano, è stato rinnovato per sei anni il contratto di locazione dall’Immobiliare Appia 2005, mentre l’ex Grauco, interamente ristrutturato, ha inaugurato giovedì al Pigneto una nuova stagione dedicata alla valorizzazione del cinema italiano. 

 

Marco di Tommaso

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