Stupro in caserma, la difesa dei tre Carabinieri

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Sono stati allontanati dai reparti territoriali di Roma e trasferiti immediatamente in uffici non al contatto con il pubblico di Torino, Milano e Cagliari i tre carabinieri della stazione del Quadraro denunciati da S. D. T, 32 anni, per abusi sessuali. Il vigile urbano coinvolto nella vicenda, quando è avvenuto l'episodio, non era in servizio e sarebbe ancora effettivo preso il gruppo di appartenenza della polizia municipale di Roma. 

Secondo quanto si è appreso, due delle quattro persone coinvolte nella denuncia della donna, avrebbero negato di aver avuto alcun rapporto sessuale con lei. Affermazione che combacia con il racconto della donna che ha dichiarato di avere avuto rapporti sessuali ripetuti e completi con almeno un carabiniere, di cui ricorda i tatuaggi che ha sul corpo, mentre altri due uomini sono rimasti fuori. Le indagini sono comunque all’inizio e al momento l’unica cosa chiara è che la vicenda è tutta da ricostruire.

«Finchè non sarà chiarita la vicenda sul profilo penale i tre militari sono stati trasferiti in altre province e non svolgeranno servizi territoriali, ma servizi di ordine pubblico nell'ambito dei reparti mobili», ha confermato a un'agenzia di stampa il comandante provinciale dei carabinieri di Roma, Maurizio Mezzavilla, commentando le indagini avviate dalla procura di Roma. La donna è stata arrestata lo scorso 23 febbraio per un furto dai carabinieri del commissariato Casilino. Sarebbe stata giudicata per direttissima il giorno successivo e quindi avrebbe dovuto passare la notte in cella. Ma per carenza di spazio nella stazione di via in Selci, la donna è stata trasferita nel vicino commissariato di Quadraro. È in quella caserma che per la donna è iniziato l'incubo. Mentre stava dormendo, i 4 sono entrati nella sua cella e le hanno offerto del whisky, poi l'hanno portata nella sala mensa, con la scusa di offrirle da mangiare e lì hanno abusato di lei. Gli indagati si sono difesi dicendo che lei era consenziente, e poi hanno tentato di usare la difficile situazione della donna, ragazza madre, senza casa e lavoro, come giustificazione del fatto.

Ma il procuratore aggiunto Maria Monteleone che procede nei confronti dei tre militari ha inquadrato sotto tutt'altra luce la vicenda ipotizzando un vero e proprio «abuso vigliacco, consumato su chi è privato della libertà e dunque è di per sé in una condizione di "minorità fisica e psicologica"». La tesi del procuratore poi va oltre, indicando come oltraggiosa la sola possibilità che gli indagati possano ritenere lecita una serata di sesso e alcol con una detenuta, all'interno di una struttura di detenzione.

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