Lucus Feroniae il tesoro dimenticato

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Li avevano strappati aitombaroli. Ora sette deitredici pannelli del bellis-simo monumento funerario raffigurante figure di gladiatorigiacciono abbandonati sottoalcuni teloni. Un vero  e proprio“tesoro” dimenticato, lasciatoad una sorte che non meritanel piccolo museo del sito archeologico del Lucus Feroniae, sulla via Tiberina. Un patrimonio di inestimabile valore dicui nessuno, Municipio compreso, sembra curarsi comedovrebbe. Il grande centro religioso risalente, si presume al V secolo d.C., e scoperto casualmente nel 1953 a Capena, a pochi chilometri dall’Autostrada, è abbandonato a sestesso: nessuna manutenzionené cura, solo erbacce e arbusti.

Un patrimonio nascosto quello del Lucus Feroniae,  dove i visitatori arrivano perché sannoche c’è: nemmeno un  cartellodegno ad indicarlo. Sul sito del Comune di Capena qualche accenno della sua presenza appare, poi la home page si lasciaandare a inaugurazioni varie. Del resto il museo non “incassa”,  l’ingresso è gratis e i visitatori che arrivano ad ammirare le opere, sono pochi. “Uno spreco” dice chi se ne intende,soprattutto  dopo la scopertanel 2007 del bellissimo monu-mento funerario decorato conbassorilievi di fattura incredibilmente accurata con i com-battimenti fra gladiatori.

E pensare che il gruppo  tutela patrimonio archeologico dellaGuardia di Finanza tre anni fa aveva fatto di tutto per recuperare il monumento funerario,finito in  mano ai soliti tombaroli. Tredici pezzi sotterratinelle campagne di Fiano Romano, uno dei più importanti ritrovamenti degli ultimi anni, qualunque grande museo delmondo e a ragione, li metterebbe in una posizione d'onore. Non per nulla, quando i pezzi del monumento vennero trovatici fu chi propose di portarli a Roma. Magari al museo nazionale romano di palazzo Massimo alle Terme.  Fu deciso peròdi lasciarli nel loro luogo originario nel piccolo museo del Lucus Feroniae, dove però hanno potuto montare solo sei diquei blocchi, gli altri sette furono messi da parte. E’ lì dal 2007 che senza infamia e senza lode sono rimasti. Dimenticati.

 

Adriana Aniballi