Le dighe non convincono nemmeno Bruschini

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Quindici pannelli ortogonali alla linea di costa, lunghi circa 100 metri ciascuno e larghi 5, che avranno una forma a “T”. In più una barriera soffolta di circa 5 chilometri. Queste, in previsione, sono le opere che dovrebbero essere realizzate prima della prossima estate a difesa del litorale di Anzio e Nettuno, nel tratto che va da Tor Caldara a Capo d'Anzio. Un intervento complesso, oneroso, che si pone l'obiettivo di prevenire e magari scongiurare i danni delle mareggiate e l'erosione delle spiagge, fenomeni che cittadini, turisti e balneari si sono purtroppo abituati a dover fronteggiare tutti gli anni.

Gli interventi erano stati accolti con grande entusiasmo, soprattutto dalla parte politica, ma adesso che i lavori sono iniziati da qualche giorno e la nuova struttura comincia a prender e forma gli stessi che avevano annunciato la fine di tutti i problemi devono ricredersi. O almeno fare un passo indietro. E' proprio di ieri, infatti, un comunicato del sindaco Luciano Bruschini in cui lo stesso primo cittadino annuncia la convo- cazione per la prossima settimana di un incontro con l'Ardis«teso ad apportare migliorie progettuali all’opera, fondamentali per la nostra economia marinara, per la qualità del nostro mare premiato con bandiera blu e per mantenere viva la nostra tradizione negli sport acquatici.

Condivido la preoccupazione di associazioni e stabilimenti balneari  rispetto all’intervento in corso, che necessita di immediate modifiche progettuali per rendere meno impattante la realizzazione dell’opera, fondamentale per proteggere la nostra costa e le nostre spiagge». In poche parole il progetto, così com'è, nonconvince nemmeno il sindaco. E soprattutto, al di là dellascelta discutibile sotto l'aspetto strettamente estetico (che però diventa un aspetto da tenere in considerazione quando si parla di attrattiva turistica), non dà le dovute garanzie di successo.

Tra gli scenari possibili, infatti, alcuni espertihanno paventato la possibilità che i pennelli non assicurinoil necessario ricambio idrico tra la zona protetta e il largo, con peggioramento delle qualità delle acque, e non permettano l'accessibilità a piccoli natanti e mezzi di soccorso. Fino ad arrivare alle preoccupazioni di associazioni e società sportive che praticano sport acquatici, che oggi richiamano tanti giovani anche dalle località limitrofe e che domani invece rischiano di cessare le attività per "calma piatta". Insomma,urge una rivisitazione del piano.

«La relazione che supporta l'attuale progetto è scarna, sono due pagine di riferimenti storici e vecchie foto», precisa Beniamino Colantuono, del Prc di Anzio. «Si può ovviare a tutti gli inconvenienti possibili, adottando delle soluzioni alternative». In attesadell'incontro con l'Ardis, però, i lavori proseguono. 

 

D. Cap.

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