Roma \”più radioattiva di Tokyo\”? Nessun allarmismo

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Roma non è “più radioattiva di Tokyo”, come sembrano dire diversi organi di stampa. Roma ha soltanto una radioattività naturale maggiore della radioattività naturale di Tokyo. Ma cos’è la radioattività naturale? E da cosa deriva? Le rilevazioni del team della protezione civile in missione in Giappone non sono errate, ma non devono indurre allarmismi. Le rilevazioni effettuate dal tetto dell’ambasciata di Tokyo hanno mostrato un valore di “radioattività di fondo” pari a 0,04 microsievert/ora, decisamente inferiore rispetto a quello di Roma che è pari a 0,25 microsievert/ora.

Sembra curioso, ma tale valore non ha nulla a che fare con il disastro nucleare di Fukushima, e come spiega l’Istituto per la Protezione Ambientale del Ministero dell’Ambiente (Ispra) sul suo sito la radioattività naturale è “dovuta alla presenza di radiazioni provenienti dal cosmo, alle interazioni tra queste e l’atmosfera e alla presenza di molti elementi radioattivi esistenti fin dalle origini della terra, che non si sono ancora trasformati completamente e ancora non hanno raggiunto lo stato di stabilità finale”. Per questo varia da zona a zona del pianeta in base alla diverse caratteristiche locali.

Diversamente la radioattività artificiale è quella che (sempre secondo la definizione dell’Ispra) “si genera a seguito di attività umane: produzione di energia nucleare, apparecchiature mediche per diagnosi e cure, apparecchiature industriali, attività di ricerca, eccetera, cui vanno aggiunte le attività legate alla produzione di materiale bellico”.

Nessun allarmismo, quindi, se il nostro suolo, le nostre rocce e la fetta del mondo in cui viviamo sono “più radioattive” della zona di Tokyo. Mentre in Giappone il rischio di contaminazione si sta facendo grave anche per i circa 35 milioni di persone che vivono nella capitale, da noi tutto ciò non esiste, e la dichiarazione del sindaco Alemanno “Non c'e' nessuna centrale nucleare nascosta e non c'e' nessun pericolo per Roma”, più che rassicurare, finisce per far sorridere.