Altro cemento al Parco delle Sabine

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L’Urbanistica a Roma è una fucina a getto continuo. Lo sanno bene gli abitanti del Municipio IV dove si stanno riversando da tempo le attenzioni di molti imprenditori del “mattone”, trasformando il verde residuo dell’agro romano «in solide realtà», come dice il presidente di Immobildream (presidente della commissione Ambiente della regione Lazio) Roberto Carlino. Realtà con cui fanno i conti i cittadini del quadrante nord-ovest, senza infrastrutture viarie e decine di nuovi palazzi. Ultimo esempio, la “Variante quinquies” (quinta) al piano di zona C22 – Casale Nei. Una porzione del Parco delle Sabine, dove su una superficie di oltre 26 ettari s’intende fare “social housing”, cioè edilizia alla portata di tasche meno ricche.

Idea giusta se non fosse che si tratta di due aree verdi adottate da anni dai cittadini, e che questo porterà in zona quasi 400 mila metri cubi e oltre 4mila nuovi abitanti. Del Piano di Zona Casale Nei se n’è parlato pure in una riunione della commissione Urbanistica, nella sede municipale di piazza Sempione e la parola d’ordine è stata “Densificazione", togliendo del verde in “eccesso” (le chiamano aree extra standard). Cioè portare tutte le zone verso uno standard medio cittadino di densità abitativa, anche a costo di riscrivere convenzioni con accordi di programma in deroga al Prg. I comitati romani della Rete di Mutuo soccorso hanno calcolato in quasi 16 milioni di metri cubi di cemento quelli che caleranno in varie zone del municipio IV. Parco delle Sabine avrà ancora del verde garantito e comunque sopra lo standard minimo, ma lontano anni luce da quanto fu prospettato solo tre anni fa. 

 Maurizio Ceccaioni