No a Malagrotta bis a Testa di Cane

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Testa di Cane non deve diventare una Malagrotta bis. Per questo ieri mattina una ventina di attivisti del collettivo Roma Futura, di Sinistra ecologia e libertà e i cittadini di Massimina si sono ritrovati ai confini del bosco e del terreno incriminato e hanno esposto uno striscione eloquente: «No alla nuova discarica». L’area, da mesi interessata da scavi e da un via vai di mezzi pesanti, è di proprietà dell’imprenditore Manlio Cerroni, lo stesso di Malagrotta. Tanto basta per mettere in allarme gli abitanti della zona, nonostante le rassicurazioni arrivate dal Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini: «Per Testa di Cane non c'è mai stato un progetto, né mai ci sarà».

Ipotesi sulla sorte dell’area però se ne fanno da mesi, la più accreditata è quella di un nuovo impianto per lo smaltimento dei rifiuti. «Le ruspe continuano a scavare – ha dichiarato il consigliere provinciale di Sel Gianluca Peciola –. Questa area del Municipio XVI è compromessa dal punto di vista ambientale per la presenza di un grave inquinamento delle falde acquifere, confermato dai dati dell'Arpa». Anche Legambiente Lazio si era espressa in contro l’ipotesi di una nuova discarica. Il consigliere municipale di Sel Massimiliano Ortu e la portavoce di Roma Futura, Sara Graziani hanno lanciato un appello alle istituzioni: «Chiediamo a Regione e Comune di far sapere che cosa si sta facendo a Testa di Cane». Maurizio Melandri, del comitato cittadino Malagrotta, ha sottolineato: «Visto che ad oggi non si sa ancora quale sarà la sua destinazione, chiediamo a tutte le istituzioni come intendano tutelare i cittadini di Massimina. Abbiamo chiesto un incontro al Prefetto e manifesteremo il 28 settembre davanti alla Regione».

Intanto l'associazione Codici, informa che, dopo la denuncia dei familiari di quattro cittadini morti per cancro, nel giro di pochi mesi dalla diagnosi, la Procura di Roma ha aperto un'inchiesta per stabilire se i decessi siano stati provocati dalle esalazioni del gassificatore di Malagrotta. Tre delle vittime abitavano infatti nella zona, una aveva lavorato presso il gassificatore. Alla Procura sono  arrivati altri decine di esposti di cittadini che denunciano di essersi ammalati di cancro a causa delle esalazioni dell'impianto di smaltimento». 

 Flavia Bagni