Settembre, ricominciano i disagi

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Ogni anno è sempre la stessa storia. Un po’ come la filosofia vichiana dei corsi e ricorsi storici, similmente sulla linea ferroviaria Roma-Velletri i problemi per i pendolari si ripetono insoluti allo scoccar di settembre, quando lavoro e scuole riaprono i battenti. Una realtà, quella della Fr4, ferma per molti aspetti all’Ottocento, al 1859 per essere precisi, anno in cui il Papa decise di prolungarla a binario unico sino a Velletri. Tale era e tale è rimasta, con tutto il suo bagaglio di complicazioni. Innanzitutto i tempi di percorrenza: 59 minuti da un capolinea all’altro, addirittura 41 dalla città veliterna allo snodo ciampinese. Poi l’infrastruttura: dalla Capitale alla città dell’aeroporto la rotaia è doppia per poi divenire un “unicum” in tutto il tratto castellano, attraversato da ben 13 passaggi a livello, con una densità di popolazione elevatissima e con la possibilità di incrocio dei convogli in sole 3 stazioni su 8.

Non aiutano, inoltre, le lacune dell’ente ferroviario, che poco fa per apportare migliorie alla linea e alleviare i disagi dei passeggeri. È vero che, rispetto al passato, i convogli sono più moderni e spaziosi, ma troppa acqua dovrà scorrere ancora sotto i ponti. E' quello che dice la maggioranza dei pendolari. Come Giovanni, studente, che zaino in spalla prende tutte le mattine il treno da Santa Maria delle Mole: «Mi sembra di viaggiare in un treno merci», racconta laconicamente. Oppure Simona, che ha preferito la macchina e il traffico selvaggio: «E’ diventato insopportabile salire su quelle carrozze sporche e strapiene, soprattutto nella ressa mattutina. Da due mesi mi reco a Roma in auto». C’è chi da un suggerimento alla Rfi: «Bisognerebbe – propone Andrea – aumentare la frequenza dei treni, contenere i ritardi, ottimizzare la pulizia dei convogli». Negli ultimi mesi le speranze dei pendolari sono state alimentate dalla nascita del comitato “Raddoppio Ciampino-Velletri”, una class action che ha intentato una battaglia di sensibilizzazione a cui i Comuni sembrano rispondere positivamente. Ora occorrerà vedere cosa ne pensano gli enti sovraordinati. 

 Marco Montini